Gli antropologi analizzano i resti umani del cimitero
OZIERI. Non solo archeologia in senso stretto, intesa come rinvenimento di reperti e luoghi ai fini storici (e turistici), ma anche fonte di importanti scoperte antropologiche: questa la duplice...
OZIERI. Non solo archeologia in senso stretto, intesa come rinvenimento di reperti e luoghi ai fini storici (e turistici), ma anche fonte di importanti scoperte antropologiche: questa la duplice importanza degli scavi nel sito medievale Bisarcio, dai quali stanno emergendo ogni giorno nuovi importanti elementi per ricostruire la vita quotidiana delle comunità che hanno popolato nei secoli il sito. Si parte dalla scoperta dei resti umani nel cimitero, che sono al vaglio delle analisi di un’èquipe dell’Università di Sassari coordinata dal Laboratorio di Antropologia che ha come responsabile la dottoressa Anna Bini sotto la direzione del professor Gino Fornaciari, direttore della Divisione di Paleopatologia dell’Università di Pisa.
Dalle analisi scientifiche e mediche sui resti ritrovati si può, come detto, scoprire nel dettaglio “chi erano” le persone defunte. Il resto umano attualmente sottoposto ad analisi, per esempio, è quello di un uomo sui 50 anni vissuto nel Sette-Ottocento, alto circa 1,75 centimentri, la cui morfologia ossea e muscolare presenta un forte sviluppo degli arti superiori ma lesioni e infezioni a quelli inferiori: un contadino o un allevatore, senza dubbio, abituato a lavorare nei campi e a percorrere sentieri impervi. Lo studio sui questi resti è un esempio di come, grazie alla multidisciplinarietà, l’archeologia stia accrescendo la sua importanza scientifica. (b.m.)
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