Arriva Dore, acclamato come una star

Al convegno di Alghero il medico indagato per il “caso Alzheimer” raccoglie gli applausi dei seguaci. Ma è ancora polemica

SASSARI. Quando il neurologo Giuseppe Dore si appresta a cominciare il suo intervento viene travolto da un applauso da fare invidia a una rockstar. Lui, chioma nera che gli arriva alle spalle, altezza e autostima napoleonica, non cede all’emozione e con un sorriso ammiccante attacca a illustrare a un folto pubblico il suo metodo per trattare l’istero-demenza. Una rivoluzionaria quanto contestata terapia che ha battezzato Psiconeuroanalisi e che nell’agosto di due anni fa, nell’ambito di una clamorosa inchiesta giudiziaria, lo fece finire a San Sebastiano, indagato assieme ad altre quattordici persone per associazione a delinquere, truffa e maltrattamenti su pazienti. Secondo le accuse della procura della Repubblica di Sassari- supportate da intercettazioni e riprese video - il quarantacinquenne specialista di Ittiri e i suoi collaboratori promettevano di curare l’Alzheimer con un protocollo fin troppo disinvolto che comprendeva anche insulti e botte da orbi.

Eppure, ieri mattina, a indagine ancora in corso, tutto ciò non ha impedito a Dore di partecipare come relatore a un seminario organizzato ad Alghero dalla Scuola superiore di studi universitari e di ricerca Santa Rita, con sede a Lonato del Garda, in provincia di Brescia. Moderatore: Vincenzo Valenzi, 55 anni, calabrese, che in quell’istituto accademico dirige il dipartimento di Medicina integrata e che - guarda caso - è anche il perito di parte del medico finito nei guai.

Inutile dire che dall’iniziativa hanno subito preso le distanze il rettore dell’ateneo sassarese Attilio Mastino, il presidente dell’Ordine provinciale dei medici Agostino Sussarellu e gran parte della comunità scientifica. Ma Valenzi è un tipo allegro che si definisce «libero pensatore meridionale» e che coordina i lavori come farebbe uno showman. «Oggi in questa bella città era annunciata una bufera - esordisce - e invece ci sono soltanto un po’ di nuvole, avete visto? ». Applausi. E ancora: «Prima del capellone più simpatico del mondo (il riferimento è a Dore - ndr), parlerà la principessa della Medicina psicosomatica Emilia Costa, direttamente dalla Sapienza di Roma, mentre le conclusioni saranno affidate al criminologo Cosimo Lorè, il Nero Wolfe dell’Università di Siena».

In realtà tra i relatori ci sono anche i medici Marinella D’Onofrio e Massimo Lai (anche loro indagati, ma non per maltrattamenti) e ad aprire il seminario doveva esserci tale Adeodato Leopoldo Mancini, che - per citare pari pari i titoli della locandina - è rettore supremo dell’Accademia San Gioacchino e Sant’Anna, episcopo assiro-caldeo e persino presidente onorario e guida spirituale dell’Iurs. «Purtroppo non stava bene - chiarisce Valenzi - e io che sono il suo medico gli ho consigliato vivamente di non venire».

Durante la mattinata c’è il tempo anche per un siparietto grottesco. La professoressa Emilia Costa sfora di un bel po’ sui tempi e qualcuno glielo fa ripetutamente notare. «Non si tratta così un luminare», grida indignato un commerciante sassarese che si definisce sovranista di Gaia e svela di essere molto deluso perché pensava che si parlasse di scie chimiche. Ma tra il pubblico ci sono anche molte persone che al metodo Dore ci credono davvero: Lucia Piccin arriva dal Veneto e giura che su suo marito la Psiconeuroanalisi ha sortito indubbi effetti benefici. Le fa eco Anna Maris Bianconcini, emiliana. «Anche mio marito sta molto meglio - dice - e sono venuta sin qua per sostenere la grande forza di Dore nel portare avanti i suoi studi».

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