La Nuova Sardegna

Sassari

Alina, folla in piazza per chiedere giustizia

di Gianni Bazzoni
Alina, folla in piazza per chiedere giustizia

Porto Torres, messa e reading a San Gavino: a 26 anni dall’omicidio della studentessa si muove la città

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SASSARI. La prima volta dopo 26 anni, tra palloncini colorati e lanterne volanti. Poi canti, poesie, pensieri e testimonianze che hanno caratterizzato la giornata cominciata con la messa nella basilica di San Gavino. Così Porto Torres ha colmato un vuoto grave, si è stretta attorno alla famiglia di Alina Cossu, la studentessa di 20 anni uccisa e gettata in mare - tra Balai lontano e Abbacurrente - da un assassino che ancora non ha un nome. E neppure le persone che lo hanno aiutato o favorito in qualche modo.

È andata così in tutti questi lunghi anni, e uno dei casi di femminicidio più terribili è rimasto irrisolto, quasi ai margini, dimenticato da tutti. Tenuto in piedi solo dall’insistenza di un magistrato come Gianni Caria che le ha provate tutte per cercare di arrivare alla verità e affermare la giustizia e dalla volontà di certi investigatori che non hanno mollato mai.

Sabato sera, alcune amiche di Alina e diversi volontari, hanno voluto segnare un punto di partenza: si sono ritrovati in Atrio Comita, hanno dato vita a una pagina Facebook attraverso la quale hanno tentato per settimane di raggiungere il maggior numero di persone e portarle in piazza. L’iniziativa è riuscita, specie se si pensa che si è passati da niente a una presenza reale: circa 300 persone (molte delle quali Alina non l’hanno mai conosciuta) si sono messe insieme per trasmettere un messaggio, che vuole essere di speranza e di giustizia. Soprattutto per i genitori, le sorelle e i fratelli della studentessa scomparsa.

Non mollare, questo il sentimento comune. E pazienza se la città non ha risposto in massa, se c’è gente che ha fatto festa da altre parti. Le amiche di Alina l’hanno ricordata così, con la stessa semplicità di allora, con le canzoni che le piacevano, associando poesie e pensieri. E liberando in cielo palloncini e lanterne.

Ora che c’è stata la ripartenza, non si può fare a meno di collegare la manifestazione di sabato sera alla vicenda giudiziaria irrisolta. Ci sono tante cose conosciute, indizi, pasticci e omissioni che purtroppo pesano soprattutto sulla prima inchiesta e che hanno condizionato anche lo svolgimento successivo. L’omicidio di Alina Cossu è un macigno sulla città. E 26 anni dopo c’è almeno un segnale: centinaia di persone non si vogliono rassegnare all’archiviazione. E da lì si ricomincia, stavolta un po’ meno soli.

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