Pescatori allo stremo a causa dei delfini Appello alla Regione
Il comparto in crisi anche per l’aumento dei costi di gestione Chiesto un incontro con l’assessore regionale all’Agricoltura
PORTO TORRES. I rappresentanti delle cinquanta imbarcazioni della piccola pesca sono allo stremo per i problemi dei delfini che bucano le reti e per il rincaro del carburante. Due settimane fa avevano incontrato l’assessore alla Pesca Davide Tellini per chiedergli di esporre all’assessore regionale competente la possibilità di avere indennizzi per i danni che coinvolgono tutti i pescatori dell’area vasta, ma a quanto pare gli sforzi dell’amministratore portotorrese non sono andati a buon fine per mancanza di comunicazione da parte della Regione. «Mi spiace far perdere tempo all’assessore regionale alla Pesca Elisabetta Falchi con le mie farneticanti esternazioni – ironizza Davide Tellini –. Sta di fatto però che dal 27 agosto, data in cui ho iniziato a contattare la segreteria dell’assessore e dopo aver spiegato al suo capo di gabinetto le problematiche della marineria locale sui danni causati dai delfini, ho avuto purtroppo modo di registrare, con grande dispiacere, il totale disinteresse da parte dell’assessore alle sollecitazioni che provengono non tanto dal sottoscritto, ma dall’intera comunità degli operatori della piccola pesca che conta almeno oltre cento addetti e quindi oltre cento famiglie che certamente non stanno attraversando uno dei periodi migliori della loro vita».
I pescatori hanno chiesto, attraverso l’amministrazione comunale, di potersi confrontare con l’assessore Falchi affinchè le loro motivazioni possano quanto meno aprire un ragionamento condiviso con la giunta regionale: ricordano infatti che nel passato si sono verificati dei fatti analoghi in altre realtà isolane, e la Regione diede risposte che andavano a ristorare le legittime richieste di aiuto delle varie comunità di pescatori. «La mia sensazione è che il disagio causato dai delfini non sia da valutare a cuor leggero – aggiunge l’assessore alla Tellini –, soprattutto in una comunità come quella turritana che assiste quotidianamente alla chiusura di diverse attività produttive: l’economia si regge sulle energie impiegate nella chimica verde e il suo indotto, nel terziario (dove il Comune è la seconda azienda cittadina per numero di dipendenti), nella pesca e in parte nel turismo». Tellini rammenta anche che nel territorio ci sono tanti parlamentari regionali eletti che potrebbero dare il giusto sostegno e farsi portavoce del problema: «Evidentemente delle sorti dei pescatori di Porto Torres e non solo (infatti sono colpiti dallo stesso fenomeno anche le marinerie di Stintino e Castelsardo) poco interessa, forse perché non ricoprono un bacino elettorale importante?». Resta il fatto che, in attesa di risposte, i pescatori sono pronti ad intraprendere azioni eclatanti.
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