Bono, cresce la protesta per i tagli ai servizi
A rischio gli uffici dell’Enel e l’apertura della sede dell’Aias. Interrogazione in consiglio regionale
BONO. Eterne incompiute e “scippi” di servizi a Bono, sui quali punta l’attenzione il consigliere regionale di Sel Daniele Cocco. Lo fa con due interrogazioni presentate al consiglio, nelle quali si chiede un intervento del presidente e degli assessori competenti sulla mancata apertura della nuova sede Aias e sulla paventata chiusura della sede Enel. Venendo a quest’ultimo punto, nella nota Cocco sottolinea che se il sevizio venisse chiuso si avrebbero gravi ripercussioni su tutte le popolazioni del Goceano, che conta 13mila abitanti circa, poiché causerebbe la concentrazione del servizio su Ozieri; disagio che andrebbe ovviamente a colpire anche gli operatori residenti in Goceano, che sarebbero costretti a percorrere circa un’ora in automobile per recarsi al lavoro. Questa paventata chiusura, inserita nell’ambito del piano di riorganizzazione dei servizi Enel, rappresenta, secondo Cocco, «un dato allarmante», che «lungi dal far presupporre un miglioramento della situazione fa invece presupporre un peggioramento del processo di desertificazione dei servizi del territorio». Per questo il capogruppo di Sel in consiglio regionale chiede un intervento della giunta, e in modo particolare del presidente Pigliaru e degli assessori agli Enti Locali, Finanze e Urbanistica e all’Industria, affinché si attivino per «interloquire con Enel con lo scopo di far revocare l’intento di eliminazione della sede». Di tutt’altro tenore il problema della sede dell’associazione di volontariato Aias, che attualmente è situata in un edificio che ha bisogno di importanti ristrutturazioni ma che, come Cocco aveva sottolineato già nel febbraio 2013, avrebbe già a disposizione uno stabile nuovo di zecca, costruito da tempo per iniziativa della Fondazione Randazzo ma mai aperto. Si tratta di un «ingiustificabile spreco di risorse economiche», dice Cocco, soprattutto perché quel nuovo edificio «oltre a generare dei costi, determinati dalla somministrazione giornaliera di energia elettrica volti ad illuminare le mura bianche, si sottopone a uno stato di deperimento determinato dal mancato uso». Senza contare che, ovviamente, deve essere una priorità garantire per i pazienti Aias «una struttura confortevole e dignitosa»: tutto il contrario di quella attualmente in uso. Anche su questo punto, quindi, Cocco chiede l’intervento della Regione: il presidente e l’assessore alla Sanità in testa. Ciò in particolare anche in considerazione del fatto che «la Fondazione Randazzo e l’Aias, a vario titolo, hanno rapporti con la Regione» dal momento che si occupano di fondamentali servizi di volontariato nel campo dell’assistenza ai disabili. (b.m.)
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