Boscani: «Il muro all’ExQ? Un fallimento per la città»
Parla l’artista sassarese che fu tra i primissimi a occupare l’edificio di via Coppino Il progetto di un centro d’arte, le “garanzie”della Provincia, le paure del collettivo
SASSARI. «Il muro davanti all’ingresso dell’ExQ? È un fallimento che riguarda tutta la città. E poi, meglio chiarirlo bene, almeno virtualmente una barriera insormontabile tra noi e la Provincia c’è sempre stata: perché è sin dall’inizio dell’occupazione dello stabile che in un modo o nell’altro abbiamo subìto pressioni per lasciare quello spazio». Leonardo Boscani, nato a Sassari l’11 settembre di 53 anni fa, diplomato all’Accademia delle Belle Arti con una tesi dal titolo “Voyage en Corse - L’utopiè”, fu tra i primissimi artisti che nella primavera del 2010 decise di invadere la struttura fatiscente e abbandonata di via Coppino per trasformarla in un centro autogestito in cui le menti più creative potessero dare sfogo al loro estro. Le cronache dell’epoca raccontano che durante un blitz per conquistare l’edificio si arrampicò come un gatto fino al terrazzo del primo piano per fissare uno striscione. E che subito dopo venne bloccato e portato via dagli agenti della Digos. E anche se ormai da due anni ha abbandonato l’associazione culturale che gestiva lo spazio (della quale era il presidente), adesso guarda quei blocchetti di cemento e non riesce a trattenere la sua delusione. «Doveva essere un esperimento unico in Italia - racconta -, anche perché l’idea di occupare l’ex questura non era stata studiata nei particolari, ma era nata spontaneamente sui social network. Ma evidentemente su quella struttura, valutata sei milioni di euro e ora messa in vendita dalla Provincia, ci sono interessi economici che vanno ben oltre le iniziative culturali. Anche per questo, invece di aiutarci, l’ente proprietario ci ha messo i bastoni tra le ruote per mandarci via al più presto».
Boscani parla di pressioni di ogni tipo. «Abbiamo pulito e risistemato quella palazzina organizzando una serie di eventi culturali anche di grande rilievo artistico - dice - e nonostante ciò la Provincia ha avuto il coraggio di farci mandare una lettera da un avvocato chiedendoci i danni. Incredibile, roba da pazzi». Poi, il suo addio al progetto. «Avevo già deciso che avrei lasciato la presidenza dopo due anni - spiega -, e in ogni caso mi ero reso conto che molti di noi avevano perso di vista l’obiettivo originario, che era quello di ospitare all’interno di quello spazio persone, associazioni e gruppi, con il divieto assoluto di consumare sostanze illegali. Ma si è agito anche sulle umane debolezze del collettivo: chi è rimasto ha ceduto alle promesse di avere un altro spazio dentro il centro di esposizione Masedu e alle garanzie della Provincia che per chi accettava lo sgombero non ci sarebbero state conseguenze penali».
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