La Nuova Sardegna

Sassari

«Con lo sgombero la politica non c’entra»

di Andrea Massidda

La presidente della Provincia replica alle accuse del collettivo di artisti che nel 2010 occupò lo stabile di via Coppino

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SASSARI. Con lo sgombero dell’ex questura la politica non c’entra nulla: chi dice il contrario vuole soltanto strumentalizzare la vicenda. E se ora all’ingresso di quell’edificio è stato eretto un muro è per evidenti motivi di sicurezza, visto che la struttura è inagibile». Alessandra Giudici, presidente della Provincia (cioè dell’ente proprietario del palazzo di via Coppino) non ci sta a passare come la matrigna che, malignamente e per chissà quali interessi, è responsabile del fallimento del progetto iniziato nel 2010 da alcuni artisti sassaresi riunitisi in un collettivo. E ribatte alle insinuazioni degli sfollati rinviando le accuse al mittente. Parole dure, le sue, anche se poi, rivolgendosi ancora al collettivo, conclude: «Se vogliamo parlare di progetti fattibili la porta del mio ufficio resterà sempre aperta».

La verità di Alessandra Giudici parte tuittavia da un presupposto. «Nell’ex questura - esordisce - le autorità competenti hanno ripristinato la legalità e se nei giorni scorsi è stato eretto un muro all’ingresso di quell’edificio vuoto, fatiscente e pericolante, chi è responsabile di quanto accade negli immobili della Provincia ha opportunamente impedito l’accesso a una struttura dichiarata inagibile, ma la politica non ha mosso un dito contro l’occupazione, che è finita per motivi di sicurezza. La legge - precisa - non dipende dalla volontà politica della Provincia, e io non gioirei se la fine dell’occupazione coincidesse con la fine dell’esperienza dell’associazione che ha operato al suo interno in questi anni».

Solo l’antipasto di un pranzo che riserva anche qualche piatto al vetriolo. «Non ho mai sollecitato nessuno a intervenire e non ho mai chiesto un’azione giudiziaria - continua la presidente - , non è nelle mie competenze e nelle mie responsabilità. E le pressioni le ho fatte agli occupanti con cui ho interagito, assicurando che se ci fosse stata la condivisione di un progetto per uno spazio sociale dedicato alla cultura e all’arte gli avremmo cercato la casa adeguata. Non è mai successo».

La replica di Alessandra Giudici prosegue con un contrattacco. «La vicenda è stata strumentalizzata, Sassari è stata divisa tra buoni, ossia tutti, e cattivi, cioè io - spiega -, ma si dimentica che l’occupazione era nata come azione dimostrativa pre-elettorale, per lamentare la mancanza di spazi e sollecitare i partiti. Dal giorno dopo quella è diventata colpa snostra, dimenticando un lungo elenco di strutture che nostre non sono. Fa sorridere sentire che tutti gli altri enti hanno accolto benevolmente l’ExQ, tranne la Provincia matrigna. Nessuno ci ha mai coinvolto, è la Provincia a essere stata trattata con un atteggiamento pregiudizialmente ostile, non il contrario». Poi la questione che riguarda lo stato in cui è stato lasciato l’immobile. «Non si può dire che la struttura fosse abbandonata da anni e che è stata risistemata - dice ancora Alessandra Giudici -, la questura si è trasferita nel 2008 e l’occupazione è stata nel 2010, quando la Provincia cercava i finanziamenti per realizzare il convitto scolastico degli istituti superiori cittadini e per le associazioni di volontariato. Oggi i conti della Provincia sono ridotti all'osso dai tagli di governo e Regione, e probabilmente dovremo alienare quel bene. Non so per quanto la città convivrà con quel muro davanti all'ex Q, ma quello è niente rispetto a come è stato lasciato l'edificio, senza rispetto per un bene che a maggior ragione oggi è assolutamente inagibile».

Infine, una frecciatina: «Non è mio compito cercare le ragioni per cui oggi quell’esperienza sia a rischio, ma di sicuro c'è che almeno nella prima fase qualcuno si aspettava di diventare un martire e che la Provincia avrebbe usato la forza per riprendersi l’edificio. Quando questo non è accaduto, si è defilato senza mantenere l’impegno di presentare un progetto culturale su cui ragionare insieme, alla ricerca di uno spazio adatto. Quanto alle vicende più recenti - conclude Giudici - la giustizia ha fatto il suo corso e ha imposto la necessità di cercare nuovi spazi, ma le soluzioni proposte sono state ritenute inadeguate. Ne prendiamo atto, ma non si parli di impegni disattesi e promesse mancate».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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