La Nuova Sardegna

Sassari

Cannabis, luci e ombre della legalizzazione

di Pinuccio Saba
Cannabis, luci e ombre della legalizzazione

Il convegno di Stintino ha evidenziato le potenzialità terapeutiche di alcune sostanze stupefacenti

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STINTINO. Sessione dedicata agli aspetti giudiziari, soprattutto alla luce della cancellazione della legge Fini-Giovanardi da parte della Corte Costituzionale, del convegno sulle sostanze stupefacenti dalle potenzialità terapeutiche, convegno in corso di svolgimento all’hotel Cala Rosa e che nella prima giornata di lavori ha affrontato gli aspetti storici, botanici, fitochimici e tossicologici.

Un convegno (organizzato dalla Società Italiana di Fitochimica, Dipartimento di Chimica e farmacia dell’Università di Sassari, Fondazione Banco di Sardegna, Comune di Stintino, Parco dell’Asinara, Consiglio dell’Ordine Forense di Sassari e coordinatoto dal professor Giorgio Pintore) che, però, non ha potuto evitare di affrontare una dei temi più dibattuti degli ultimi tempi e cioè la possibilità di liberalizzare la produzione e la commercializzazione di alcune sostanze stupefacenti, soprattutto hashish e marijuana. Ovviamente non è stato perso di vista il punto centrale del convegno e cioè la possibilità di individuare risvolti positivi, cioè terapeutici, di alcune sostanze stupefacenti. Fra tutti i derivati della cannabis indica, utilizzati per curare alcune malattie come il glaucoma, oppure gli effetti collaterali della chemioterapia o ancora per un complessivo miglioramento delle condizioni degli ammalata di sclerosi multipla. E proprio per quanto riguarda l’utilizzo della cannabis è stato accertato che un derivato, il “cannabidiolo” è in grado di annullare gli effetti psicotropi del “thc” (9-tetracannabinolo), la molecola attiva che fa dell’hashish e della marijuana sostanze stupefacenti. Nel caso della terapie mediche, annulla gli effetti “secondari” della droga.

Resta da stabilire, cosa si intenda per sostanza stupefacente”, una lettura differente fra l’aspetto scientifico e quello legale. Come ha raccontato Vincenzo di Marzo, del Cnr di Napoli, su internet è possibile acquistare non meno di 700 sostanze stupefacenti. E questo senza incorrere in alcun reato. La differenza sta solo nella legge: quando una sostanza psicotropa è inserita nelle tabelle ministeriali (Sanità, Grazia e giustizia) allora diventa “stupefacente”, come ha spiegato l’avvocato Valerio Spigarelli, già presidente dell’Unione Italiana delle Camere Penali. Avvocati, ma anche giudici e magistrati, che negli ultimi mesi hanno docuto fare i conti con la sentenza della Corte Costituzionali che ha abrogato la legge Fini-Giovanardi, che non faceva alcuna distinzione fra droghe “pesanti” e droghe “leggere”. Una sentenza che in pratica, ha detto Gianni Caria, sostituto procuratore della repubblica di Sassari, ha resuscitato la legge Iervolino-Vassalli che prevedeva una pena da due a sei anni per lo spaccio di cannabis, e da 8 a 20 anni per lo spaccio di eroina e cocaina. Della Fini-Giovanardi, però, è rimasta in piedi una parte e cioè quella relativa alle pene: la legge prevedeva infatti una condanna per gli spacciatori da sei a vent’anni e (come prevede la Costituzione) in questo caso si applica la sanzione più favorevole al reo. Il problema, ha sottolineato l’avvocato Spigarelli, sta nel fatto che il legislatore vara alcuni provvedimenti sulla spinta dell’emotività o delle emergenze, senza alcun contatto con la realtà sociale e senza consultare gli studiosi. Tant’è che proprio la Fini-Giovanardi, era inserita nel decreto sulle olimpiadi invernali di Torino.

La realtà è quindi molto più complessa, soprattutto su un tema quale gli stupefacenti. E anche fra gli antiproibizionisti della prima ora, come lo scienziato Gianluigi Gessa, affiorano i dubbi. «La mia nuragica convinzione comincia a vacillare – ha detto nel corso di uno spumeggiante intervento – quando penso che saranno le multinazionali a gestire il commercio della cannabis. Multinazionali che puntano al guadagno, a nuovi clienti e quindi sui giovani. E allora non so più cosa pensare».

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