La Nuova Sardegna

Sassari

Le imprese sarde non vengano escluse dai lavori di bonifica

di Pinuccio Saba
Le imprese sarde non vengano escluse dai lavori di bonifica

Autonomia popolare chiede un tavolo istituzionale con l’Eni Ma è necessario che la politica abbandoni le beghe elettorali

2 MINUTI DI LETTURA





PORTO TORRES. «Chiediamo che si apra un tavolo istituzionale, con chi dovrà gestire le attività industriali inerenti le bonifiche, che, attraverso un dibattito diretto e crudo, sancisca la piena tutela delle imprese e delle maestranze del territorio come atto dovuto alla professionalità acquisita in decenni di alta attività industriale». Il movimento civico Autonomia popolare prende spunto dalle recenti dichiarazioni dell’Eni che ha annunciato la spendita di 150 milioni di euro per le bonifiche nell’area dello stabilimento petrolchimico. E rivendica il diritto delle imprese del territorio a lavorare a quelle bonifiche visto che le aziende del sassarese hanno dimostrato «di poter svolgere qualsiasi attività industriale, sia essa di carattere metalmeccanico che edile passando per le attività strumentali e impiantistiche». Questo per impedire che, ancora una volta, al mondo imprenditoriale del nord ovest dell’isola ma anche dell’intrea Sardegna, restino solo le briciole dei cospicui appalti che verranno messi a bando a breve. Ma Autonomia popolare mette nel mirino anche gli investimenti della chimica verde che vanno avanti «con un attività poco trasparente e monca di certezze, dove gli scippi sugli stessi step definitivi alla chimica verde vengono svenduti sui mercati rionali di mezza Italia».

Le istituzioni locali, sostiene ancora Autonomia popolare, devono attivarsi con l’Eni affinché alle imprese locali sia data “l’opportunità-obbligatorietà” di partecipare alle bonifiche, magari individuando nuove realtà associative per far fronte alle diverse esigenze anche tecniche del progetto di bonifica e senza assegnare i lavori ad aziende colonizzatrici, disposte «a traslocare con tutta la propria mobilia». Ma questo traguardo potrà essere raggiunto solo se verrà siglato un accordo ufficiale fra le istituzioni (Comuni, Provincia, Regione) e le parti sociali (sindacati, associazioni di categoria, Consorzio industriale e Camera di commercio) anche perché «è questo il momento di gridare con forte disappunto che non possiamo più permettere che imprese non locali, provenienti dal resto d'Italia, prendano il posto delle nostre imprese, paralizzate dalla crisi che travolge da anni i lavoratori e le famiglie coinvolte».

Autonomia popolare conclude annunciando che a breve in consiglio comunale verrà presentato un ordine del giorno (con l’auspicio della totale condivisione del documento da parte dell’assemblea municipale) ma dovrà essere l’intero asse istituzionale-regionale a dover tralasciare «beghe di povertà elettorale» e far quadrato affinché le comunità del nord ovest della Sardegna non debbano barattare il proprio futuro «con qualche flebile promessa lavorativa o un piano industriale con impatto ambientale negativo sul territorio».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Il raid

Undici furgoni a fuoco nella notte: attentato contro un’azienda logistica del sud Sardegna – Le indagini

Le nostre iniziative