La Nuova Sardegna

Sassari

Magistrali senza aule e con le pulci

di Antonio Meloni

La preside alla fine accetta la proposta della Provincia: le 8 classi in via De Carolis

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SASSARI. La travagliata vicenda del liceo Castelvì sembra arrivata a una svolta. Il braccio di ferro ingaggiato tra l’assessore provinciale al Patrimonio, Mario Campus, e la preside delle ex magistrali, Cristiana Piazza, è finito ieri a coronamento di una giornata frenetica. La preside della scuola di piazza d’Armi ha finalmente accolto la proposta della Provincia di sistemare gli studenti nelle otto classi dell’istituto di via De Carolis con la promessa di avere entro l’anno anche l’altra ala della scuola. La decisione è arrivata nel tardo pomeriggio dopo un lungo incontro organizzato in Provincia tra una delegazione di genitori degli studenti che frequentano le ex Magistrali e l’assessore Campus. Ma nel frattempo è emerso un fatto nuovo, infatti l’inagibilità accertata nei giorni scorsi in un’ala della media numero 2, dopo un sopralluogo dei vigili del fuoco, potrebbe essere estesa presto a tutto l’edificio.

Un rischio che la Provincia sta tentando di scongiurare con ogni mezzo visto che ieri, tecnici e uomini del 115, erano al lavoro per ripristinare l’agibilità nell’ala già chiusa. Cosa abbiano rilevato durante il nuovo sopralluogo non è chiaro, ma è ragionevole supporre che si tratti di problemi legati alla sicurezza. Se la scuola fosse chiusa, la situazione si aggraverebbe ulteriormente perché occorrerebbe trovare una sistemazione immediata anche ai ragazzi delle medie. L’assessore Campus ha garantito che entro pochi giorni saranno risolti i problemi rilevati nell’ala chiusa, ma per gli altri resta l’incognita.

L’incontro, tenuto nel pomeriggio nella sala giunta del palazzo di piazza d’Italia, è stato organizzato in tutta fretta, ieri mattina, da un folto gruppo di genitori dopo la decisione degli studenti di istituire un’assemblea permanente nella scuola di piazza d’Armi.

«Abbiamo preso questa decisione a malincuore – ha spiegato Giulia, rappresentante d’istituto – perché a scuola ci sono le pulci e una decina di ragazze sono state punte e sono dovute correre dal medico». La presenza degli insetti è stata effettivamente accertata durante un’ispezione disposta dal servizio igiene pubblica dell’Asl che al termine del sopralluogo ha redatto un verbale in cui si parla, tra l’altro, di carenza di spazi e “condizioni igienico-sanitarie dello stabile sicuramente non ottimali”. Sette pagine formato A4, con tanto di fotografie (pubblicate integralmente sul sito della scuola www.liceocastelvi.it), parlano chiaramente di “presenza di insetti molesti (presumibilmente pulci) che, a causa delle punture, stanno procurando in molti studenti, nonché tra il personale docente e non docente, fenomeni di irritazione cutanea e dermatiti allergiche”.

Che al Castelvì la situazione fosse potenzialmente critica era stata segnalata dalla dirigente già dalla scorsa primavera quando, iscrizioni sotto mano, la preside aveva reclamato la disponibilità di altri spazi per accogliere un esercito di nuovi iscritti. Le cose erano precipitate a pochi giorni dall’apertura dell’anno scolastico, quando la Provincia aveva prospettato una soluzione che prevedeva il parziale utilizzo del tecnico di via De Carolis, soluzione che la dirigente, Cristiana Piazza, aveva ritenuto non adeguata alle esigenze della scuola. Da lì, una serie di botta e risposta tra la direzione del Castelvì e gli assessorati provinciali al Patrimonio e all’Istruzione conclusasi ieri sera con la decisione di accettare la proposta originaria. La notizia ha placato parzialmente gli animi di tutti, ma i genitori non nascondono la loro amarezza: «E’ una questione di dignità – ha sbottato Lino Dossoni – gli studenti non sono numeri» Gli ha fatto eco Angela Coccini, che ieri mattina ha organizzato l’incontro in assessorato: «La presenza di pulci in una scuola è intollerabile». «I ragazzi devono tornare in classe – ha concluso Donatella Coradduzza – il diritto allo studio non è uno scherzo». E mentre sembra tornare il sereno, più d’un genitore si è chiesto il perché in questa vicenda l’ufficio scolastico provinciale non abbia preso posizione.

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