La Nuova Sardegna

Sassari

In aula il racconto choc dell’imputata

di Nadia Cossu
In aula il racconto choc dell’imputata

Marina Gavina Orrù, accusata di aver accoltellato il marito Mario Loi: è stato un incidente, non sono mai stata gelosa di lui

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SASSARI. Il colpo di scena è proprio a inizio udienza, quando il pubblico ministero Carlo Scalas si prepara a iniziare la requisitoria. L’avvocato Agostinangelo Marras – che difende Marina Gavina Orrù insieme alla collega Letizia Doppiu Anfossi – dice al presidente della corte d’assise Pietro Fanile che l’imputata (che sta affrontando il processo con rito abbreviato condizionato) vuole sottoporsi a esame. Dopo pochi minuti la donna di 49 anni accusata di aver ucciso il marito Mario Loi, di 54, con un coltello nella loro casa di Caniga è seduta sul banco dei testimoni.

Il pomeriggio del 17 luglio 2013. «I rapporti con mio marito erano tesi – comincia così il racconto della Orrù – Non stava quasi mai in casa, non si curava della famiglia e non portava soldi perché era il presidente di un’associazione di volontariato. Li chiedeva, anzi, a me che negli ultimi mesi per fortuna avevo trovato un lavoro». L’avvocato Marras, a quel punto, le chiede cosa avvenne di preciso quel pomeriggio del 17 luglio. «È rientrato a casa, si è tolto le scarpe, la maglietta ed è andato in bagno. Io stavo riordinando e questo suo gesto mi ha esasperato, tanto che ho preso le scarpe e le ho lanciate fuori nel cortile. Poi è tornato in soggiorno e mi ha chiesto se c’era qualcosa da mangiare, io stavo per uscire perché avevo il corso di cucito, avevo già messo tutto dentro la macchina. Sono tornata indietro per dirgli cosa era rimasto e l’ho trovato davanti al frigorifero. Come sempre era al telefono, riceveva continuamente chiamate di lavoro».

L’anguria e il coltello. E si arriva alla famosa anguria. «Mi ha detto che avrebbe mangiato solo dell’anguria fresca perché c’era caldo. Ho preso io il coltello e il vassoio per darglieli, mi sono avvicinata al lavandino, lui mi ha seguito ed era a circa un metro da me. Ho impugnato il coltello dall’alto, con la lama verso il basso. A un certo punto gli è caduto il cellulare dalle mani ed è finito vicino a me. C’era un buco nel pavimento, mancavano le mattonelle perché avevamo fatto dei lavori, mio marito in quel momento era lì vicino. Mi sono inchinata per raccogliere il telefono e siccome sono robusta poggiavo la mano destra sul femore dell’anca destra, il coltello lo avevo sempre in mano, la lama rivolta all’indietro. A un certo punto mi ha spinto verso il muro, ero sempre piegata, ho pensato che fosse caduto sopra di me, che fosse inciampato su quel buco. Io mi tenevo al muro e sentivo la sua agitazione, la frenesia, voleva riavere il cellulare. Ma questo l’ho capito dopo, in un primo momento – ripete – ho creduto che fosse caduto». Piange durante l’udienza Marina Gavina Orrù. Voce continuamente spezzata dalle lacrime: «Ci conoscevamo da 35 anni, ci volevamo bene, non sono mai stata gelosa, credevo di non averne motivo» così aveva detto a inizio udienza. «Mi ha messo la mano sul collo – ha continuato raccontando gli attimi concitati –mi ha spinto verso il basso e a quel punto ho visto il suo braccio che cercava di allungarsi»

Il sangue e la morte. «Poi non ho più sentito il suo peso su di me e mi sono risollevata. Mario era in piedi e gli stavo ridando il cellulare quando insieme ci siamo accorti che sanguinava. Anche lui era meravigliato – spiega in lacrime la donna – e come prima cosa mi ha detto: “Cosa mi hai fatto?”. “Non ti ho fatto niente”, gli ho risposto. Il coltello ce l’avevo io, la punta era sporca di sangue. Lui mi ha detto di calmarmi, di non urlare, che avrebbe chiamato il 118 e che in pochi minuti si sarebbe risolto tutto. Ma non riusciva a fare il numero allora sono uscita di casa, ho preso il telefono dalla borsa che era in macchina, ho chiamato il 118 e mia figlia. Ma quando sono rientrata lui era accovacciato per terra, svenuto. Ho provato a tamponare la ferita, a rianimarlo, volevo girarlo ma non ce la facevo, era pesante». I soccorsi arrivarono e Mario Loi morì subito dopo.

Il presidente della corte e il giudice a latere Teresa Castagna hanno chiesto ieri alla donna come potesse dichiarare di non provare gelosia: «Pochi istanti fa ha detto che suo marito cercava di prenderle il telefonino con frenesia e agitazione» ha incalzato la Castagna. La supposizione è che la vittima volesse evitare che sua moglie vedesse chi lo chiamava o gli scriveva messaggi. I giudici hanno forse riscontrato in questa circostanza una contraddizione. Ma la Orrù ha ribadito di non esser mai stata «morbosa», di non aver mai cercato «di controllarlo». E la risposta alla domanda del presidente Fanile e del giudice Castagna è stata: «Non so perché si accanì in quel modo per riavere il telefono».

Dopo l’esame la corte si è ritirata e ha deciso che nella prossima udienza di lunedì verrà sentito il perito medico legale Vindice Mingioni che avrà il compito di valutare le dichiarazioni della Orrù. In particolare dovrà provare a dire se la ricostruzione fornita dalla donna sia compatibile con la dinamica dei fatti emersa dalla perizia medico legale.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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