La Nuova Sardegna

Sassari

L’Eni pronta a disfarsi del Pontile secchi

di Gavino Masia

Syndial potrebbe anche demolire l’infrastruttura ma chi la rileverà dovrà effettuare le bonifiche

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PORTO TORRES. La Syndial ha comunicato ufficialmente al sindaco Beniamino Scarpa che il Pontile secchi che si trova all’interno dello stabilimento industriale non è strategico per il proprio business. E la stessa azienda dell’Eni è disponibile al confronto con le istituzioni, per la cessione dell’asset secondo modalità da definire e comunque in linea con le procedure societarie. Nell’ultimo consiglio comunale però, in occasione della discussione sulla mozione sulla portualità, il sindaco aveva sottolineato che la struttura si trova all’interno di un’area Sin e che ci vogliono parecchi denari per poter rendere operativo il Pontile secchi. Una rinuncia a priori o quasi da parte del Comune, dunque, considerando che la Syndial pagherebbe 100mila euro l’anno per mantenere un pontile in disuso e che ora ha deciso un piano per la sua demolizione tra il 2015 e 2016. La fine della chimica di base è di conseguenza il tracollo del traffico nel porto industriale costringe il Comune a dover rivedere l'organizzazione degli spazi al suo interno, e già nel dispositivo della mozione consiliare votata all’unanimità c’è una richiesta di intervento al presidente della Regione Francesco Pigliaru e all’assessore Massimo Deiana per scrivere un nuovo futuro per tutto il bacino industriale anche alla luce di quanto indicato dalle linee guida del nuovo piano regolatore portuale. «Nella giunta regionale siedono due tra i massimi esperti in fatto di trasporti come Massimo Deiana e Francesco Morandi – sostiene il presidente della commissione Portualità Massimo Piras – e a loro dobbiamo immediatamente rivolgerci: la presenza di sole 70 navi all’anno in transito sul Pontile dei liquidi non può lasciarci indifferenti, e tantomeno può ancora giustificare la mancanza di iniziative imprenditoriali sul pontile dei secchi, così come negli ultimi 18 anni, e che le ampie zone retroportuali non vengano messe a reddito effettuando una ricerca di players mondiali che possano essere interessate a sfruttare spazi e utilities già esistenti». Una difesa strenua del pontile che Syndial vorrebbe demolire, auspicando comunque la definizione del percorso con l’istituzione locale entro il primo semestre del 2015, e che invece operatori portuali vorrebbero avere a disposizione per poter creare premesse occupazionali. Il tempo a disposizione per decidere il destino di quel pontile non è tanto, e ancora di meno sono i denari che il Comune può disporre per salvaguardare la struttura.

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