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Sassari

Sorso, una bomba d’acqua scorre sotto le campagne

di Giovanni Bua
Sorso, una bomba d’acqua scorre sotto le campagne

Dieci ettari a meno di tre chilometri dal paese distrutti da una maxi-perdita. A causarla vecchi lavori che mettono a rischio la tenuta di un’enorme condotta

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SORSO. Dieci ettari trasformati in gomma, sopra cui nulla può più crescere e dentro cui il poco che rimane (case comprese) sprofonda. E un fiume d’acqua da mille litri al secondo che scorre sotto, in una condotta Enas che galleggia nel fango diventando una vera e propria bomba ad orologeria.

Questa la drammatica situazione delle campagne di Immuzzeddu e Paladagoddi, agro di Sorso lungo la Provinciale 25 che porta a Porto Torres, a meno di tre chilometri dal centro del paese. Per risolvere la quale da febbraio di quest’anno un pool di tecnici e legali si sta dannando l’anima.

E alla fine, grazie al lavoro degli avvocati Andrea Taffi, Gianluca D’Alò, Mario Alberto Ruggiu e del loro consulente tecnico di fiducia l’agronomo Massimo Franzil il colpevole è saltato fuori. E la situazione è più drammatica e paradossale di quanto si potesse prevedere.

Tutti infatti erano certi che l’acqua arrivasse della condotta sotterranea del Coghinas, di proprietà e gestita da Enas, l’Ente acque della Sardegna. La condotta porta acqua non potabilizzata dalla zona di Valledoria, attraversando i territori di Castelsardo e Sorso, sino a Sassari-Truncu Reale, dove si trova il potabilizzatore di Abbanoa, che alimenta Sassari.

Ma non è così semplice. Al momento della costituzione in giudizio l’Enas infatti tira fuori una serie di lavori eseguiti dallo stesso ente sulla condotta incriminata: decine di scavi di dimensioni enormi (circa 10 metri per 6 metri per 4 metri di profondità) fatti per verificare eventuali perdite effettuati da dicembre 2010 a marzo 2012, durante i quali l’Enas non registra perdite di alcun tipo.

Periti e legali chiaramente, visti i loro clienti a mollo, non si accontentano. E scoprono che nei primi anni '70, al momento della posa in opera della condotta, i costruttori dell’epoca trovarono dell’acqua nel sottosuolo che ostacolava i lavori, per cui decisero, sapientemente, di predisporre al di sotto del piano di posa un sistema di drenaggio con materiale ghiaioso. Senza quello la condotta avrebbe formato una vera e propria diga creando nel tempo un disastro idrogeologico. Stato drenante che l’Enas, durante i lavori monstre del 2010-2012, ha “fatto fuori” distruggendo il sottosuolo drenante su cui la condotta era poggiata.

La prova: «Ultimati i lavori dell’Enas – spiega il perito – a distanza di pochi giorni, nella zona Immuzzeddu iniziarono a verificarsi una serie continua di allagamenti superficiali, prima di poco conto, in quanto i terreni sabbiosi consentivano l’infiltrazione, poi via via sempre più gravi, arrivando all’attuale allagamento perenne dei terreni».

Ma non basta, la condotta del Coghinas 2 si troverebbe infatti a grave rischio di cedimento e rottura. Nel corso delle operazioni di accertamento, si è potuto appurare infatti che per una lunghezza di almeno 100 metri e una profondità di circa 4 metri, è presente nel sottosuolo una enorme quantità d’acqua e fango che sta esercitando una notevole spinta sulla condotta, rischiando di comprometterne la stabilità e la integrità. «Essendo completamente immersa nell’acqua – spiega il perito – è verosimile che la stessa sia già in flessione sia verso il basso che verso valle. Inimmaginabili sarebbero le conseguenze alla rottura della condotta sia per il territorio sia per l’incolumità pubblica, basti pensare che la stessa ha una portata di oltre 1.000 litri al secondo». Tesi condivisa da un gruppo di consulenti incaricati dal tribunale, che ha appurato che «esiste una situazione di pericolo reale dovuto al galleggiamento della condotta».

Un pericolo a cui nessuno sembra però intenzionato a metter fine. Non l’Enas che non interviene in alcun modo, o il Comune di Sorso che non ha preso in considerazione la gravità del fatto, né altri Enti (Genio civile, corpo forestale) che comunicano di non avere competenza. In attesa che si compia il, come sempre lentissimo, iter giudiziario. O che la bomba d’acqua che scorre sotto terra decida di esplodere con drammatiche quanto prevedibili conseguenze.

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