Albi professionali, le ragioni per iscriversi
Un geometra si lamenta perché non può fare il Ctu. Il notaio: «Appartenere a un Ordine non è un privilegio di casta»
Ho conseguito il diploma di maturità tecnica per geometra negli anni 1984/85. Dopo due anni di tirocinio ho conseguito l’attestato di idoneità all’esercizio della libera professione, rilasciato in seguito ad esame di stato presieduto da commissione giudicatrice. Non mi sono mai iscritto all’Albo professionale e questo mi ha pregiudicato la possibilità di esercitare la professione di consulente tecnico d'ufficio (Ctu) in Tribunale, in quanto uno dei requisiti richiesti prevedeva l’iscrizione all’albo. È più importante avere un titolo riconosciuto dal ministero della Pubblica istruzione oppure appartenere a qualsivoglia casta sociale? In Tribunale dicono che si devono attenere ad un vecchissimo Regio decreto. Non sarà il caso di rivedere le regole?
Egregio Signore, si può comprendere l’amarezza, ma per inquadrare adeguatamente la questione bisogna esaminarla nel suo complesso.
Per lo svolgimento di tutte le attività professionali è richiesto innanzitutto che chi le esercita abbia un’adeguata preparazione tecnica e professionale, e questo, almeno al momento dell’inizio dell’attività, può essere oggetto di verifica mediante l’esame di stato che consente che abilita all’esercizio della professione. Tuttavia la preparazione tecnica non è l’unico elemento che merita interesse nel nostro ordinamento. Quello che lei chiama appartenenza ad una “qualsivoglia casta” ha una funzione ben più ampia e specifica.Gli ordini professionali sono infatti delle istituzioni di autogoverno di professioniregolamentate riconosciute dalla legge. Nell’Europa continentale essi hanno natura pubblica ed hanno il fine di garantire la qualità delle attività svolte dai professionisti. Ad essi lo Stato affida il compito di tenere aggiornato l’albo e il codice deontologico, tutelando la professionalità della categoria.
In Italia gli Ordini soggiacciono per legge alla vigilanza del ministero della Giustizia. L’appartenenza all’Albo tenuto dagli Ordini non è un privilegio di “casta” ma è lo strumento che consente di vigilare sull’esercizio della professione al fine di assicurare la qualità dei servizi professionali e di proteggere i cittadini da abusi o altri pericoli. Nelle responsabilità degli Ordini rientra il controllo dell’aggiormento professionale, il rispetto dei codici deontologici (vere norme di forza legale), l’avviamento di procedimenti disciplinari riguardo a comportamenti censurabili del professionista, in seguito ai quali possono essere disposte sanzioni come l'ammonimento, la sospensione e la radiazione, la segnalazione di abusi alla magistratura, la partecipazione alle Commissioni di esame di Stato per l’abilitazione; l’espressione di pareri su materie che riguardano la categoria nei confronti di Enti e Istituzioni pubbliche; il visto di congruità su fatture rilasciate dal professionista.
L’iscrizione agli albi professionali è inoltre collegata al sistema previdenziale al quale ciascun professionista è collegato. Gli Ordini traggono origine dalle antiche corporazioni delle arti e dei mestieri, organismi di natura associativa, e la loro natura pubblica venne rafforzata nel secolo diciannovesimo allo scopo di evitare gli abusi che un loro uso per così dire “privatistico” poteva comportare. Dall'inizio del 2013 comunque anche l'Italia ha dato attuazione alla Direttiva di Lisbona dell’Unione europea, che ha ampliato la possibilità dell’esercizio delle attività professionali non riservate agli iscritti agli albi regolamentati. Tuttavia anche per le professioni “non regolamentate” sono richiesti particolari controlli a tutela degli interessi dei cittadini. Quelle che potrebbero sembrare delle restrizioni storicamente superate sono in realtà meccanismi che consentono di rimediare alle profonde asimmetrie informative che il rapporto tra l’utente ed il professionista può comportare. Essi assicurano forme di tutela, anche di tipo preventivo, ben più efficaci di quelle predisposte da altri tipi di strumenti (per esempio il codice del consumo) e ciò non solo nell'interesse del singolo utente ma di tutta la collettività. È evidente che, a fronte dei mutamenti sociali ed economici in atto, certi meccanismi non possono cristallizzarsi in forme obsolete ed inadeguate, ma è necessario che la riforma delle professioni assicuri sempre la garanzia di standard professionali elevati a tutela sia dei singoli che della collettività.
Ufficio Studi del Consiglio notarile dei distretti riuniti di Sassari, Nuoro e Tempio Pausania
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