Disabili psichici al lavoro, progetto che viene da lontano
Osilo, nel 1997 i primi finanziamenti regionali per offrire opportunità ai sofferenti di malattie psichiatriche
OSILO. «Un progetto che viene da lontano”, è stato detto più volte dell’attività di inserimento lavorativo dei sofferenti mentali. Il primo finanziamento regionale fu ottenuto dal Comune di Osilo nel 1997. All’inizio, intorno all’iniziativa vi fu una certa diffidenza, sia da parte degli utenti potenziali, sia soprattutto da parte delle aziende, che mostrarono forti resistenze ad ospitare le borse lavoro. Poi, alla luce delle positive esperienze dei primi pionieri che accolsero gli inserimenti lavorativi, la disponibilità si estese, fino a divenire sovrabbondante rispetto al numero di persone da inserire. Nel 2003, il progetto diventa sovracomunale, e coinvolge anche il Comune di Olmedo.
Nel 2005 si declina ne “Il lavoro per l’inclusione”, e coinvolge, sempre con Osilo capofila, 15 comuni dell’Anglona. Nel 2006 si estende ancora e abbraccia 18 comuni. La Regione, che in quegli anni mostra una grande attenzione a quel tipo di problematica, concede due finanziamenti consecutivi per oltre un milione di euro, che consentono l’inserimento lavorativo di 60 persone, e coinvolgono più di sessanta aziende del territorio dei 18 comuni. Nel 2008, l’assessorato regionale alla Sanità e assistenza sociale premia il progetto del Comune di Osilo con 30mila euro e una targa «per l’attività d’inserimento sociale delle persone con disturbo mentale ritenuta una delle sei migliori buone prassi nel sociale». Col premio, fra le altre cose, viene pubblicato il volume “Percorsi di inclusione”, che racconta l’esperienza fin lì condotta. Nel 2010, il progetto si colloca al primo posto del bando “Ad Altiora” e viene rifinanziato dalla Regione con un contributo di 266mila euro, per l’inserimento lavorativo di 18 persone. Il Plus, dal canto suo, stanzia 300mila euro per l’acquisto e l’adeguamento di due serre a Sennori, e per l’acquisto delle attrezzature. Sul finire del 2013, finalmente, i ragazzi entrano nelle “loro serre”, le ripuliscono, realizzano gli impianti di irrigazione, le mettono in produzione. Ed ora, dopo la prima fase di sperimentazione, si accingono a compiere il grande salto verso il mercato, che un po’ fa paura, un po’ è denso di stimoli perché rappresenta la definitiva emancipazione.
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