La Nuova Sardegna

Sassari

Dopo 7 anni assolto dall’accusa di truffa

Imprenditore di Oristano era finito nei guai per un assegno da 154 mila sterline emesso a Dubai

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SASSARI. Ci sono voluti sette anni, ma alla fine un imprenditore oristanese è stato assolto dall’accusa di falso e truffa ai danni del Banco di Sardegna.

La vicenda inizia nel dicembre del 2007 quando la società “Sa.Ge.” di Oristano stipula un contratto con un cliente di Dubai, la “Vleo General LLC” per la vendita di un escavatore. L’amministratore della Sa.Ge., Alfredo Succi, romano, di 48 anni, perfezionato il contratto di vendita e fornisce gli estremi per il bonifico bancario. La società straniera, invece del bonifico, invia per posta al Banco di Sardegna di Sassari un assegno da 154 mila sterline (poco più di 200 mila euro), somma necessaria per la vendita dell’escavatore e per il trasporto fino a Dubai. Succi va in banca e firma l’assegno, emesso dalla “Hm Revenue and Customs”, con la clausola “dopo l’incasso”: in pratica la banca prima si fa accreditare la somma dall’istituto di credito estero, poi gira l’importo all’interessato. Il Banco spedisce l’assegno alla banca inglese HSBC che da il via libera. L’affare sembra concluso e Alfredo Succi acquista l’escavatore, ma prima che possa spedirlo a Dubai (ormai siamo a gennaio del 2008), la banca inglese che prima aveva comunicato la regolarità dell’assegno, informa il Banco di Sardegna che il titolo è fraudolent, non regolare, falso. Non solo: qualche giorno dopo si viene a sapere che la Hm Revenue è una sorta di società di riscossione del governo inglese e che può emettere assegni solo a titolo di rimborso. A quel punto il Banco di Sardegna intima ad Alfredo Succi di restituire le 154 mila sterline, ma questo non è più possibile: la “Sa.Ge.” ha già acquistato l’escavatore e buona parte di quelle sterline è stata utilizzate per comprare la macchina operatrice.

L’amministratore della Sa.Ge. cerca un accordo con il Banco di Sardegna e perchè proprio in buona fede, spiega il difensore di Alfredo Succi, l’avvocato sassarese Paola Milia, propone di vendere il macchinario e dare il ricavato al Banco o in alternativa cedere direttamente la macchina opetarice all’istituto di credito sassarese. La vicenda ovviamente finisce in tribunale e dopo sette anni arriva la sentenza di assoluzione firmata dal giudoce Marina Capitta.

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