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Tre medici delle Cliniche indagati per la morte del poeta

di Nadia Cossu
Le cliniche universitarie di Sassari
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Le cliniche universitarie di Sassari

Francesco Casu, di Ittiri, era deceduto a marzo del 2013 dopo un ricovero all'Aou. Ora il gip ha disposto una perizia

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SASSARI. Il giudice per le indagini preliminari Antonello Spanu vuole vederci chiaro e così, in sede di incidente probatorio, ha disposto – su richiesta del pubblico ministero Gianni Caria – una perizia che dovrà far luce sulle cause della morte di Francesco Casu – in arte Ettore Franco – 63 anni, artista e poeta deceduto a marzo dello scorso anno nel reparto di Rianimazione dell’ospedale Civile di Sassari.

I familiari avevano presentato un esposto in Procura ritenendo che potessero esserci delle responsabilità da parte dei medici che avevano preso in cura il loro caro nel precedente ricovero alle Cliniche universitarie. Tre medici dell’Unità operativa di Medicina generale sono finiti nel registro degli indagati: Rinaldo Tedde, 65 anni, Giovanni Casu, specializzando di 29 anni, e Giulia Meloni di 58, tutti difesi dall’avvocato Ettore Licheri. L’ipotesi di reato a loro carico è omicidio colposo. Ora sarà Ernesto D’Aloja – ordinario di Medicina legale a Cagliari – a eseguire una perizia che andrà a integrare la consulenza tecnica di parte già depositata dall’avvocato Stefano Porcu che assiste i familiari della vittima. La relazione di D’Aloja verrà discussa nell’udienza fissata per il 23 gennaio 2015.

La storia clinica di Francesco Casu, invalido da tempo, era iniziata il 27 gennaio del 2013 con l’ingresso al pronto soccorso per dolori articolari, febbre, fastidi a un orecchio, macchie cutanee. In seguito c’era stata la diagnosi di vasculite e un sospetto di trichinellosi, poi risultato infondato. I parenti di Casu, si erano rivolti alla magistratura perché non erano riusciti a spiegarsi quella deriva iniziata con un semplice malessere. L’uomo era arrivato al pronto soccorso con solo qualche fastidio «e alla fine ci hanno detto – questo era stato lo sfogo dei familiari un anno fa – che aveva il fegato compromesso, la polmonite a entrambi i polmoni, i reni fuori uso».

Unica patologia cronica di partenza, l’epatite B. Dal pronto soccorso del Civile, il 27 gennaio, Casu era stato ricoverato in Neurologia, alle Cliniche, dove gli era stata diagnosticata la vasculite, infiammazione dei vasi sanguigni, dopo che i medici avevano analizzato alcuni sfoghi cutanei che aveva sul corpo. Il 4 febbraio il trasferimento alla Clinica medica. Secondo quanto raccontato dalla famiglia al pm, l’11 febbraio era sorto il sospetto che Francesco Casu potesse essere affetto da trichinellosi, malattia infettiva endemica in Sardegna che si contrae mangiando carne cruda di animali infetti. Quelle macchie cutanee, in effetti, potevano orientare i medici verso una diagnosi di quel tipo. «In attesa che arrivassero i test – avevano spiegato i parenti – dall’11 al 16 febbraio gli è stato somministrato un farmaco per curare quell’infezione, ma pochi giorni prima della morte l’esito del test si è rivelato negativo».

Prima, quindi, le cure per la vasculite, poi quelle per la trichinellosi. Le condizioni di Casu erano precipitate il 16 febbraio, quando era stato colpito da infarto. Trasferito d’urgenza in Cardiologia, i parenti avevano scoperto che sulla cartella clinica c’era scritto: “Storia di tossicodipendenza e potus”, cioè alcolismo. «Ma Francesco non ha mai fatto uso di droghe nè beveva in modo smisurato», avevano assicurato loro. Da lì il ricovero in Rianimazione al Civile, dove il poeta di Ittiri è morto il 7 marzo. Tutto il resto finisce nel fascicolo del sostituto procuratore Gianni Caria. La nuova perizia potrà aiutare a capire se i medici rispettarono o meno i protocolli sanitari.

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