Dipinti all’Expo, scontro sindaco-diocesi
Don Tamponi: «Non presteremo i capolavori a una manifestazione sospetta». Cuccureddu: «Persa un’occasione unica»
CASTELSARDO. Chiedergli dove si trova il dipinto attribuito al Maestro di Castelsardo che da svariati anni possiede la sua famiglia è un esercizio inutile («Figuriamoci se lo vado a dire in un’intervista, così domani qualcuno si precipita a rubarlo»). Ma sotto il profilo giudiziario può comunque risultare meno rischioso che presentare un’interrogazione in consiglio comunale per sapere come lui e i suoi parenti abbiano ottenuto quell’opera («Sono fatti privati, l’opposizione non ha il diritto di fare queste domande lasciando vagamente intendere che i miei antenati l’hanno sottratta alla diocesi. Potremmo anche decidere di sporgere denuncia per diffamazione»). Bastano due battute per capire che Franco Cuccureddu, sindaco della deliziosa cittadina doriana e protagonista lunedì scorso del clamoroso scontro in diretta su Radiodue con don Francesco Tamponi, responsabile dell’Ufficio beni culturali della diocesi di Tempio-Ampurias, non ha molta voglia di scherzare su quanto è accaduto via etere. E nemmeno ha intenzione di dilungarsi sulle polemiche di tipo politico generate da quel bizzarro botta e risposta nella popolarissima trasmissione Caterpillar. Semmai preferisce entrare nel merito della querelle. «Mentre tornavo in auto da Cagliari - racconta - ero sintonizzato sulla Rai e ho sentito che i conduttori del programma lanciavano un appello agli amministratori pubblici di tutta Italia per mettere a disposizione dell’Expo di Milano i propri gioielli artistici. Così - continua - ho subito preso il telefono per proporre il San Michele Arcangelo, un dipinto del Cinquecento realizzato dal Maestro di Castelsardo e conservato nel nostro museo diocesano. Normale, no? Perché non sfruttare l’occasione di far conoscere a un potenziale pubblico di 20 milioni di persone un simile capolavoro, con tutte le ricadute in termine di immagine che potrebbero esserci sull’Anglona? Ora come ora quell’opera è esposta in un museo che viene visitato da poche migliaia di turisti all’anno. È assurdo perdere questa chance».
Già. Peccato, però, che all’ascolto di quella trasmissione ci fosse anche don Francesco Tamponi, massimo esperto di arte sacra. E che sulla faccenda il sacerdote la pensi in modo diametralmente opposto a Cuccureddu. «Quando ho sentito il sindaco pronunciare quelle parole sono rimasto basito - rivela - e anch’io ho immediatamente chiamato la trasmissione per dire che l’opera non era disponibile per una serie di motivi molto precisi. E che se proprio ci teneva, Cuccureddu poteva sempre portare all’Expo di Milano il frammento in possesso alla sua famiglia». Apriti cielo.
Ma per quale motivo don Tamponi si oppone al prestito? Le ragioni sono svariate e il prete le spiega molto seriamente, tuttavia senza rinunciare a un pizzico di sarcasmo. «Intanto il sindaco non può disporre dei beni della diocesi - precisa -, tantomeno se li deve prestare a un personaggio come Vittorio Sgarbi, che curerà il padiglione Italia all’Expo e che sta ricevendo “no” da tutta Italia. Inoltre, lo dico subito, questa manifestazione non mi piace per niente, le indagini della magistratura stanno dimostrando quanto sia immersa nel fango della corruzione: non voglio certo che gli schizzi arrivino anche sulle nostre opere d’arte». Don Francesco parla senza fare tanti giri di parole, chiarendo che sì, il suo diniego ha a che fare anche con la “questione morale”. «L’idea di un Expo - aggiunge - a mio avviso è ottocentesca, ma anche se fosse meravigliosa e attuale sarebbe sempre inficiata dalla delinquenza».
Poi ci sono i motivi squisitamente tecnici. «I capolavori del Maestro di Castelsardo conservati nella cripta della nostra cattedrale - dice don Tamponi - sono appena stati restaurati e non potrebbero sopportare lo stress di un trasporto e di un’esposizione in un luogo che non si sa nemmeno quale sia esattamente».
Don Francesco infine replica al sindaco per quanto riguarda le visite al museo diocesano: «Se, come gli ho proposto tante volte, facessimo un biglietto integrato con il Museo dell’intreccio, i visitatori supererebbero quota centomila. Ma chissà perché questa idea così semplice ed efficace non è stata mai realizzata».
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