Nuovi mercati per latte ovino e formaggi
L'aumento del prezzo del latte ovino, più 80% in due anni, fa presagire prezzi di liquidazione per il 2014 variabili da € 1,20 a oltre €1,60 dovuti ad una forte contrazione della produzione del latte. Per il futuro si prospettano nuovi scenari: aumento della produzione del latte totale, in presenza di un saggio contingentamento della produzione del Pecorino Romano. Questo determinerà una dicotomia del mercato del latte con prezzi molto differenti fra loro: uno per il romano(A) per 170 milioni di litri circa ed uno per i formaggi diversi(B) per 200-240 milioni di litri. Come gestirli? Cosa produrre? Chi dovrà produrli?
La ricetta è sempre la stessa: è necessario diversificare e cercare nuovi mercati. Mentre nel passato abbiamo interpretato la diversificazione come aumento di produzione di formaggi a pasta molle, oggi possiamo ulteriormente diversificare aggiungendo a questi anche quelli a pasta dura, che riscontrano gradimento sempre crescente nei consumatori, per esempio formaggio tipo Gran Anglona, Sartigliano. Per differenziarci ancora meglio, proporrei una linea con filiera di produzione certificata di Pecorino esente da manipolazione genetica (Ogm free). Questo può interessare in modo parziale tutti i tipi di formaggio da noi prodotti, non escluso il Pecorino Romano, magari rivisitandone il regolamento di produzione in alcuni punti quali: percentuale di sale al minimo, meno mesi di stagionatura, titolazione del grasso nel latte.
Chi dovrà produrre il latte A e chi il latte B? La risposta non può essere che una e una sola: tutti, proporzionalmente al latte prodotto. Chi ritiene invece di avere acquisito in passato titoli di merito tali da autorizzarlo a produrre percentuali superiori ad altri di Romano, manifesta un irrefrenabile istinto alla prevaricazione, dimostra di essere fra coloro che maggiormente hanno contribuito a determinare le crisi del passato e si candida automaticamente a preparare la prossima crisi del 2015. Un esempio per tutti: l'ultimo caseificio consortile costruito a cavallo del 2000 è stato finanziato perché secondo in una graduatoria di merito; per essere in quella posizione aveva preso l'impegno scritto di "accentrare la produzione delle cooperative socie e di diversificare le produzioni di formaggio diversi dal Romano". Il risultato finale è stato che le singole cooperative socie si sono ristrutturate per loro conto e la produzione del neo caseificio è stata solo ed esclusivamente Pecorino Romano. Premiare ora con l'attribuzione di maggiori quote di Pecorino Romano chi ha agito "a s'afferra afferra", costituirebbe un'offesa nei confronti delle industrie di trasformazione più responsabili e rispettose delle direttive assessoriali.
Da qualche settimana si è rinnovato il consiglio direttivo del Consorzio di tutela del Pecorino Romano. Ci si augura che l'assessore all'Agricoltura nomini come suo diritto e dovere, una persona competente che tuteli nel modo più equo il mondo della produzione e quello della trasformazione del latte ovino: solo così farà gli interessi della Sardegna. Infine, da inguaribile idealista, sogno che su questo progetto si possa trovare, nell'interesse di tutti i soggetti della filiera, un accordo storico, che rappresenti la pietra miliare per la rinascita del settore del latte ovino. Se così fosse, sarebbe legittimo chiedere alla Ras che allestisca, per tutte le eccellenze dell'agroalimentare sardo, all'Expo 2015, un'esposizione che richiami l'attenzione del mondo intero su una piccola isola del Mediterraneo, l'isola degli ultra centenari e della salute, ricca di storia delle tradizioni alimentari e capace di rinnovarsi conservando la salubrità. Un'isola, insomma, come ad un amico piace definirla, "una moderna arcaicità".
*Allevatore
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