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Sassari

agente imputato di omicidio colposo

Suicidio in cella, due testi in aula

Suicidio in cella, due testi in aula

Il responsabile Dap: la vittima non doveva essere sorvegliata a vista

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SASSARI. Alla vittima, il giorno prima che si suicidasse, era stato applicato un provvedimento di “grandissima sorveglianza” ma non di “sorveglianza a vista”. Non era stato prescritto, in sostanza, che un agente vigilasse senza sosta la sua cella. E i legali, oltretutto, accerteranno se quel provvedimento era stato depositato subito all’ufficio matricola. Questo servirà a capire se gli agenti fossero già a conoscenza dell’esistenza del provvedimento di sorveglianza la mattina in cui l’uomo si tolse la vita.

Mario Usai è imputato di omicidio colposo per la morte – avvenuta il 18 luglio del 2010 – di un detenuto in una cella di San Sebastiano. La vittima si era impiccata con i lacci delle scarpe. L’uomo, un artigiano della provincia, era stato arrestato per sospetti abusi sulla figlia. Un’accusa che non poteva accettare, un peso insopportabile. Secondo la procura della Repubblica il suicidio era stato “favorito” dalla «negligenza» di chi avrebbe dovuto controllare. Ecco perché sotto inchiesta era finito l’agente di polizia penitenziaria in servizio quel giorno: Mario Usai. Quest’ultimo, assistito dagli avvocati Sergio Milia e Maria Claudia Pinna, era arrivato nella cella del detenuto quando ormai era troppo tardi: a quanto pare però l’uomo si sarebbe tolto la vita nel giro di nove minuti rispetto all’ultimo controllo effettuato dall’agente. Oltretutto, quella domenica, Usai era solo in turno a controllare l’intero reparto promiscui.

Il detenuto era stato arrestato il 14 luglio del 2010, quattro giorni prima della sua morte. Ma senza nemmeno aver avuto il tempo di capire quali fossero le prove a suo carico, era stato assalito dalla disperazione. «È un’infamia», continuava a dire, anche al giudice durante l’interrogatorio di garanzia. In carcere, il medico che lo aveva visitato aveva definito «altissimo» il rischio che potesse togliersi la vita. I familiari della vittima si sono costituiti parti civili con gli avvocati Nicola Lucchi ed Elias Vacca. Il 4 marzo 2015 saranno sentiti altri cinque testi. (na.co.)

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