Il Comune perde la causa: «Una mazzata per i cittadini»
PLOAGHE. «Sarà l’ennesima mazzata nei confronti del bilancio comunale e di tutti i cittadini ploaghesi». Così i consiglieri comunali del gruppo di minoranza “Obiettivo Ploaghe” si esprimono dopo l’arr...
PLOAGHE. «Sarà l’ennesima mazzata nei confronti del bilancio comunale e di tutti i cittadini ploaghesi». Così i consiglieri comunali del gruppo di minoranza “Obiettivo Ploaghe” si esprimono dopo l’arrivo della sentenza della Cassazione che condanna in via definitiva il Comune di Ploaghe a risarcire i vecchi proprietari dell’area “167” situata a nord del paese. La storia nasce, come è noto, negli anni novanta con l’acquisizione da parte del Comune di Ploaghe di alcuni ettari di terreno da destinare a insediamenti abitativi secondo la legge 167. Negli anni successivi i proprietari originari, ritenendo di non essere stati adeguatamente indennizzati con l’esproprio, hanno fatto causa al Comune e la lunga controversia si è conclusa nei mesi scorsi con la sentenza definitiva della Cassazione che dà torto al Comune. «Dopo aver già risarcito circa un milione di euro, ora l’amministrazione comunale dovrà restituire l’ultima parte della somma dovuta, circa 350 mila euro, che, fra interessi legali e spese varie, molto probabilmente supererà abbondantemente i 400 mila euro» - sostengono gli esponenti dell’opposizione. Secondo Gerolamo Masala, Domenico Faedda, Carlo Sotgiu, Giovanni Salis e Mirko Masala la sentenza era purtroppo già scritta e stupisce che, nonostante ciò, il Comune abbia continuato, in questi anni, a contrarre mutui su mutui nella speranza di scaricare tutto sulle spalle delle successive amministrazioni. «Ora chiediamo al sindaco Baule, che casualmente è lo stesso sindaco che all’epoca occupò per somma urgenza le aree in questione, come intende affrontare questa situazione - si domandano i consiglieri di minoranza - purtroppo siamo certi che, come al solito, a pagare saranno i cittadini ploaghesi come è già accaduto sia per i precedenti gradi di giudizio sia per non aver potuto, negli anni passati, contrarre mutui per costruire le proprie case in quanto quei terreni ceduti alle famiglie non risultavano, in realtà, di proprietà comunale».
Mauro Tedde
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