La Nuova Sardegna

Sassari

La strana rapina, poi furti e un attentato

di Gianni Bazzoni
La strana rapina, poi furti e un attentato

Operazione della squadra mobile: le indagini partite dopo il colpo alla gioielleria Bartoletti. Eseguite otto misure cautelari

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SASSARI. Una rapina in gioielleria, due furti in una concessionaria di auto e un attentato incendiario con tanto di mandante autorevole che ha messo a rischio l’incolumità degli abitanti di un palazzo di via Carlo Felice (le fiamme avevano lambito le tubazioni del gas). Gli agenti della squadra mobile hanno eseguito ieri all’alta otto misure cautelari e una serie di perquisizioni che hanno portato al sequestro di armi. In carcere sono finiti Alessandro Moracini, 29 anni, e Sebastian Raica Vanali Pileri, di 21. Arresti domiciliari, invece, per Antonio Franca, 23 anni, Simona Santona, di 25, Marzia Mastino, 22, e Gianuario Pilo, 55, imprenditore piuttosto conosciuto e attuale presidente di Promocamera (a lui sono contestati atti persecutori e il fatto di essere il mandante dell’attentato alla ex compagna). Obbligo di dimora per Giuseppe Piu, 51 anni (per lui un ruolo di secondo piano nella vicenda) e per Federico Palopoli, 28 (al quale è stato contestato un “isolato concorso” per quanto riguarda il furto di un’auto). Nell’inchiesta, coordinata dal pm Carlo Scalas (il gip che ha emesso i provvedimenti è Antonio Pietro Spanu) ci sono anche due persone denunciate in stato di libertà: M.P., 41 anni, dipendente di Gianuario Pilo (avrebbe svolto il ruolo di intermediario tra l’imprenditore e Moracini) e P.L.M, di 36, che deteneva illegalmente delle armi di Moracini.

La rapina. Tutto comincia con una strana rapina. Il 26 agosto del 2013, un rapinatore armato di coltello (occhiali da sole e cappuccio in testa) entra nella gioielleria Bartoletti di via Carlo Alberto. Dentro ci sono due clienti (una giovane coppia) che hanno appena chiesto di vedere una catenina per un battesimo. Il bandito minaccia commessa e titolare, quasi ignora gli acquirenti che non appaiono per niente preoccupati. Anzi, fingono anche di inseguire il rapinatore e forniscono informazioni alla polizia sulla direzione di fuga. Peccato che siano false. Secondo gli investigatori della IV Sezione della Mobile, guidati dal dirigente Bibiana Pala, il rapinatore è Sebastian Raica Vanali Pileri, mentre i clienti sono Antonio Franca e Simona Santona. Proprio loro si contraddicono fornendo un nome diverso del bambino da battezzare. E rispetto alla rapina vengono smentiti dalle immagini delle telecamere: non è vero che inseguono il bandito e non c’è nessun complice in moto all’esterno. E poi Vanali scappa nella direzione opposta a quella indicata da loro. Dalle intercettazioni emerge che la rapina è stata organizzata per saldare un debito che il ragazzo avrebbe con Moracini: quest’ultimo fa un sopralluogo alcuni giorni prima. E i due fidanzati sono complici, erano lì per facilitare il compito al rapinatore. Il bottino 1500 euro.

I furti. Al centro delle indagini c’è sempre Alessandro Moracini, che entra in quasi tutti gli episodi. Ci sono due furti, in particolare, messi a segno tra il 10 e il 17 settembre 2013 alle concessionarie (allora già chiuse) di Auto Più, Team srl e Auto In a Predda Niedda. Per il primo colpo sono indagati Sebastian Raica Vanali Pileri e Giuseppe Pilo (spariscono ricambi di vario genere). Per il secondo, oltre a Vanali e Piu, anche Alessandro Moracini, Marzia Mastino (la fidanzata, che avrebbe fatto il palo) e Roberto Palopoli che - secondo l’accusa - avrebbe commissionato il furto di un’Alfa Romeo 156 (forse per ricavare ricambi per la sua danneggiata).

L’attentato. Infine l’attentato a una donna, alla quale era stata incendiata la Bmw parcheggiata nel seminterrato di via Carlo Felice. Il protagonista sarebbe Gianuario Pilo che non voleva rassegnarsi alla fine del rapporto con la compagna. Così, tramite un suo dipendente, contatta Alessandro Moracini dopo avere messo in pratica una serie di atti persecutori che avevano terrorizzato la donna. Pilo avrebbe offerto 500 euro ad Alessandro Moracini per incendiare l’auto. Cosa che avviene alle 3 del mattino del 24 settembre 2013. Un fatto che avrebbe potuto avere conseguenze ben più gravi mettendo a rischio l’incolumità dei residenti nel palazzo.

Infine le armi: tutte di Moracini e trovate in case diverse, nella disponibilità di un suo amico che non ne aveva titolo. Sono state sequestrate.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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