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Sassari

Il conto è cointestato ma lei non è padrona di metà della somma

Gentile Avvocato, io e mio marito abbiano un conto corrente cointestato. È vero che io non ho mai lavorato, ma non dovrei avere il diritto di usare la metà dei soldi? Lui oggi sostiene che non...

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Gentile Avvocato, io e mio marito abbiano un conto corrente cointestato. È vero che io non ho mai lavorato, ma non dovrei avere il diritto di usare la metà dei soldi? Lui oggi sostiene che non possiamo avere la stessa quota del conto, considerato che è solo lui a portare i soldi a casa e che l’unica ragione per la quale ha scelto di cointestarlo è consentirmi di avere la delega per i casi di emergenza. Ma il fatto che sia cointestato non mi dà il diritto di fare dei soldi che ci sono dentro quello che voglio?

Il contratto di conto corrente è uno strumento che consente la semplificazione della gestione del denaro. Infatti, a fronte di diversi servizi offerti dalla banca per effettuare pagamenti e riscuotere incassi, la sua stipulazione permette a quest’ultima, al contempo, la raccolta dei risparmi destinati a fronteggiare le spese correnti. Il conto può essere intestato ad una o più persone: in tale ultima ipotesi, il contratto potrà prevedere il diritto di ciascun “cointestatario” ad impartire disposizioni autonomamente (a firme disgiunte), ovvero solo unitamente a tutti gli altri intestatari (a firme congiunte).

Qualora il conto sia cointestato, le giacenze si presumono appartenenti ai cointestatari in misure eguali.

Si tratta però, come detto, di una presunzione e non di una situazione individuata in maniera certa e definitiva dalla legge. La cointestazione del conto corrente non costituisce, infatti, una circostanza idonea a dar vita ad uno spirito di liberalità tra i cointestatari; ovvero, il deposito sul conto corrente di una somma di denaro da parte di uno dei titolari, non può essere interpretato come indice della volontà del correntista di “regalare” all’altro cointestatario la metà dei risparmi ivi presenti. Secondo quanto affermato anche dalla più recente giurisprudenza della Cassazione, sarà, invece, sempre possibile fornire prova contraria a tale presunzione, adducendo elementi gravi precisi e concordanti a sostegno dell’esclusivo diritto a disporre di tali beni.

Nel caso di specie, oltre alla dichiarazione di suo marito, la circostanza che il conto sia alimentato solo dai depositi da lui effettuati e che lei, d’altro canto, non produca reddito, costituisce un elemento che, secondo quanto sopra detto, può escludere l’esistenza di un suo diritto di proprietà sul 50% della somma in questione. (Avv. Giuseppe Bassu)

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