La Nuova Sardegna

Sassari

Il dolore dei familiari in un silenzio irreale

di Vincenzo Masia
Il dolore dei familiari in un silenzio irreale

La funzione funebre celebrata da don Salvatore Masia, zio della ragazza. Alla fine palloncini in cielo

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ITTIRI. Quando sono arrivati a San Pietro, seguiti dalle loro famiglie annientate dal dolore e da migliaia di persone, Andrea e Carmen hanno trovato ad aspettarli per l’ultimo saluto un’altra folla immensa. C’erano i compagni di scuola, i coetanei con i quali sono cresciuti, gli adulti che li hanno visti crescere, gli insegnanti. Nessuno è voluto mancare.

In un silenzio irreale, portate a spalla dagli amici, le bare dei due ragazzi hanno solcato il mare di gente, sono state sfiorate da migliaia di carezze, e sono entrate nella chiesa dove le aspettavano otto sacerdoti. In prima fila, impietriti dal dolore, hanno preso posto i familiari dei due giovanissimi amici. La dignità e la compostezza dei parenti ha dato forza ai tanti amici di Andrea e Carmen, arrivati in chiesa con in mano una rosa, incapaci di rassegnarsi al definitivo distacco.

È stato don Salvatore Masia, zio materno di Carmen, a cercare le parole per lenire un dolore troppo grande. In chiesa c’era un silenzio irreale quando il sacerdote, la voce rotta dalla commozione, ha pronunciato la sua omelia ricca di richiami alla speranza e alla fede: «in mondo di nebbia e di disorientamento – ha detto – il faro che ci guida e ci conforta».

Accanto a don Salvatore c’era don Casula, parroco di Usini e zio del ragazzo che era alla guida della Clio. E poi gli ex parroci e vice parroci don Tonio Sau e don Davide Onida – che hanno visto crescere le due giovani vittime – don Virgilio Businco, parroco di San Francesco; monsignor Mario Simula, ittirese, vicario della diocesi di Sassari; don Giuseppe Marras e don Luigi Maiocchi vice parroco e parroco di San Pietro. Don Salvatore ha rievocato il ricordo di Andrea e di Carmen in tutti i presenti. Il sacerdote e zio ha ricordato il valore dell’inizio e della fine della vita. «Quella vita – ha detto – che spesso immaginiamo in un sistema dove predominano la bellezza e la felicità». «Quando questo si frantuma – ha aggiunto il sacerdote –, il nostro pensiero va a Gesù che sempre ci protegge e ci perdona».

All'uscita dalla chiesa, nell’aria limpida del pomeriggio, mentre Andrea e Carmen venivao accompagnati in cimitero i loro amici hanno liberato centinaia di palloncini bianchi. L’ultimo saluto a due ragazzi partiti troppo presto.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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