Tutti assolti dopo sette anni di processo
Secondo il tribunale le due giunte non commisero alcun reato nell’assunzione di due dirigenti in Comune e in Provincia
SASSARI. Poco dopo l’una gli avvocati sono tutti schierati tra i banchi dell’aula della corte d’assise, solo uno dei 23 imputati è presente quando il presidente del collegio Marina Capitta legge il dispositivo: tutti assolti da entrambi i capi d’imputazione – abuso d’ufficio e falso in atto pubblico – «perché il fatto non sussiste».
Si è chiuso così, con questa sentenza assolutoria con formula ampia, il processo contro 23 esponenti delle giunte comunale e provinciale di Sassari ai quali venivano contestati due reati per fatti risalenti a dicembre del 2007: tra gli accusati, l’allora sindaco Gianfranco Ganau e il presidente della Provincia Alessandra Giudici. «Si è fatto quasi un maxiprocesso per nulla – ha detto ieri l’avvocato Nicola Satta durante la sua breve discussione – come se due amministrazioni pubbliche fossero dilettanti allo sbaraglio che si svegliano la mattina e decidono di mettersi d’accordo per violare la normativa e avvantaggiare uno piuttosto che un altro. Siamo alla follia pura».
La Procura aveva aperto un’inchiesta per far luce sulle modalità con cui furono assunti i dirigenti Giuseppina Lugliè (in Provincia) e Roberto Campus (in Comune). Secondo l’accusa i due enti avrebbero dovuto riservare i posti vacanti nelle rispettive piante organiche a dirigenti di altri enti locali finiti in mobilità in seguito alla soppressione del proprio ufficio. E non, come invece fecero, attingere i nomi dalla vecchia graduatoria di un concorso comunale. E infatti a queste due assunzioni si erano opposti tre dirigenti in servizio in altri enti, uno dei quali aveva presentato domanda di mobilità e poi era finito alla Provincia di Olbia perché la sua richiesta era stata ignorata a Sassari. Dalla sua denuncia era scattata l’inchiesta della magistratura.
Ma il dibattimento è servito a chiarire parecchi aspetti di questa vicenda. Lo aveva ammesso lo stesso sostituto procuratore Giovanni Porcheddu che al termine della sua requisitoria aveva infatti chiesto l’assoluzione per tutti gli imputati. D’accordo con lui, evidentemente, anche il collegio presieduto dalla Capitta (a latere Elisa Marras ed Elena Barmina). Non ci fu insomma alcuna assunzione sospetta, non ci fu abuso d’ufficio né falso perché le procedure che vennero utilizzate per assumere un dirigente in Comune e l’altro in Provincia non procurarono alcun ingiusto vantaggio patrimoniale agli interessati né provocarono danno ad altri candidati.
La magistratura sollevò sospetti sulla tempistica delle assunzioni: procedure troppo rapide che fecero saltare alcuni passaggi come la concertazione con i sindacati. Ma gli avvocati in una delle udienze esibirono il parere tecnico di un dirigente del ministero che decretava la scadenza delle graduatorie concorsuali a dicembre del 2007. Ecco perché tanta fretta nell’espletare le assunzioni. Agli amministratori provinciali era contestato anche il falso ideologico per aver dichiarato in una delibera di aver correttamente informato i sindacati del percorso in via di perfezionamento per l'implementazione della dotazione organica e la definizione del fabbisogno triennale di personale. Il pm aveva chiesto l’assoluzione «perché il fatto non costituisce reato», i giudici, invece, hanno assolto gli imputati anche da questo capo di imputazione con formula ampia, ossia «perché il fatto non sussiste». E su questo aspetto ha insistito ieri l’avvocato Marcello Bazzoni: «Una contestazione che non poteva essere provata semplicemente perché era inesistente, da parte della Provincia, la prassi di consegnare gli atti ai sindacalisti prima di votare una delibera», nessuna norma lo prevedeva. Tesi pienamente accolta dai giudici.
«Non posso che essere soddisfatta per come si è conclusa una vicenda sicuramente dolorosa sia sul piano personale che su quello politico – ha commentato Alessandra Giudici dopo la sentenza – Abbiamo sempre agito nella massima trasparenza e nel rispetto delle regole. La fiducia riposta nel lavoro della magistratura è stata ripagata da una sentenza che cancella ogni dubbio sul mio e sul nostro operato. Un plauso va allo scrupoloso lavoro fatto dal collegio difensivo» che era composto dagli avvocati Marcello Bazzoni, Nicola Satta, Giuseppe Masala, Elias Vacca, Pietro Piras, Giorgio Murino, Pina Zappetto, Gabriele e Franco Luigi Satta, Piera Meloni, Stefano Melis e Mario Pittalis.
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