«Europa 2020, i conti a posto non bastano»
Dura presa di posizione del presidente dello Steering commitee al convegno promosso dalla Provincia
SASSARI. La strategia alla base del programma Europa 2020 rischia di fallire miseramente a meno che gli stati membri dell’Unione non siano capaci di recuperare la coesione sociale che ha caratterizzato le più importanti conquiste della storia recente. Il giudizio è severo, e a darlo è uno che parla con i dati alla mano. Stefano Palmieri è presidente dello Steering commitee Europa 2020, organismo del Consiglio economico e sociale dell’Unione Europea preposto alla verifica del protocollo varato tre anni fa. Ieri mattina, intervenendo al convegno di chiusura dell’accordo “Fabrica Europa”, promosso dalla Provincia nell’auditorium dell’ex convento carmelitano di viale Umberto, ha lanciato un vero e proprio grido d’allarme che ha sorpreso pubblico presente e relatori.
«Bisogna rivedere al più presto la strategia adottata per il protocollo Europa 2020 – ha ammonito Palmieri – ripensare il concetto di crescita perché non basta avere i conti in ordine, occorre realizzare programmi che garantiscano sostenibilità sociale e ambientale, l’Europa ha bisogno di welfare, non solo di economia».
Palmieri, ha quindi snocciolato una serie di dati che disegnano uno scenario decisamente inquietante. Nel corso di una delle peggiori crisi economiche degli ultimi 80 anni, la disoccupazione, in Europa, tocca 26,2 milioni di persone. Più di nove milioni sono i lavoratori scoraggiati, quelli che pur disposti a lavorare hanno rinunciato a creare occupazione. Dodici milioni i disoccupati da più di un anno e oltre 6 milioni è il numero dei posti di lavoro persi dal 2008. In Europa, più di 5,5 milioni di giovani sono attualmente senza lavoro e dal 2009 il numero delle persone a rischio povertà ed esclusione sociale, è schizzato da 114 a 124 milioni. Ma non è tutto. Al forte declino del reddito reale delle famiglie fa riscontro la crisi dei redditi da lavoro e la crescita della disoccupazione. «L’Europa – ha concluso Palmieri – sta perdendo un fattore importante che era stato in grado di caratterizzarla nel corso dei decenni, la capacità di garantire coesione sociale ai suoi cittadini».
Ma l’economista ha anche aggiunto che i progetti come quello concluso ieri possono contribuire a incentivare la ripresa e a quel punto la palla è passata a Salvatore Masia, responsabile del programma “Fabrica Europa” di cui la Provincia di Sassari è capofila. L’intesa, siglata l’anno scorso, raggruppa Liguria, Toscana, Sardegna e Corsica, regioni che l’Unione europea ha definito transfrontaliere, cioè confinanti e frontali e perciò naturalmente predisposte al varo di progetti di cooperazione in materia di sviluppo e crescita con particolare attenzione alle aree periferiche e insulari. «In questi mesi abbiamo gettato le basi per la prossima azione – ha spiegato Masia – con l’obiettivo di appianare lo squilibrio di sviluppo rispetto ad altre aree dell’Unione». Una partita che la Provincia dovrà giocare insieme all’Università e alla Camera di commercio con il contributo di organismi come i Gal (gruppi di azione locale), i Gac (azione costiera) e il concorso della piccola e media impresa. Riguardo al Nord Sardegna, sono state individuate due linee di intervento che riguardano il settore agroalimentare e quello della nautica, in particolare della pesca. Fattore determinante sarà la volontà di innovare: «L’innovazione e l’internazionalizzazione – ha detto Alessandra Giudici aprendo i lavori del convegno – sono alla base della nostra idea di Governance». Il presidente della Provincia, però, non ha nascosto le preoccupazioni legate al destino incerto delle Province: «Purtroppo non sappiamo cosa succederà domani, ma l’auspicio è che chiunque sia a tirare le fila dopo di noi, sappia riconoscere e sfruttare i benefici di questo prezioso lavoro».
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