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Sassari

Le madri coraggio: «Sentiamo addosso l’ostilità del paese»

di Salvatore Santoni
Le madri coraggio: «Sentiamo addosso l’ostilità del paese»

SORSO. Abbandonate a fare i conti con il dramma che hanno patito insieme ai loro piccoli per interminabili settimane. Si sentono più o meno così, le otto “mamme coraggio” che con la loro denuncia...

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SORSO. Abbandonate a fare i conti con il dramma che hanno patito insieme ai loro piccoli per interminabili settimane. Si sentono più o meno così, le otto “mamme coraggio” che con la loro denuncia avevano fatto scattare l’indagine – disposta dalla Procura di Sassari e condotta dai carabinieri di Sorso – per maltrattamenti ai danni degli alunni della scuola elementare di Sorso.

«In questi giorni si sente dire di tutto – si sfogano – Ci rimproverano di non aver preventivamente avvisato gli organi scolastici, di essere vigliacche». Sono parole cariche di malinconia e incredulità quelle di Stefania – il nome è di fantasia – una delle madri degli otto bimbi vittime della vicenda. Lo dice con voce tremante, ma Stefania è fiera di aver protetto il proprio figlio: «Ci siamo sentite aggredite, tutti giudicano negativamente la nostra scelta di rivolgerci alle autorità e in pochi, invece, ci chiedono come stanno i nostri bambini». Si sentono addosso gli sguardi della gente e hanno l’impressione che non siano proprio benevoli. In pochi si pronunciano sulla vicenda e chi lo fa tende a dividersi. Nel mezzo ci sono loro, le famiglie e i loro otto piccoli, che si porteranno dietro – nel cuore e nella mente – cicatrici difficili da cancellare. «Certi commenti che si sentono in giro fanno rabbrividire. Sentiamo l’opinione pubblica contro, come se la maestra fosse la vittima e noi i carnefici», aggiunge la mamma. Certo, poteva lasciar perdere Stefania. Chiedere un nullaosta e trasferire il figlio in un’altra sezione. E invece ha scelto di lottare e mettere la parola fine ai racconti che era costretta ad ascoltare ogni giorno dalla bocca del suo piccolo. «Credo di poter dire che messaggi di solidarietà ne abbiamo ricevuto ben pochi, io nessuno», sottolinea Stefania. E così, dal pensare di aver ritrovato il sonno notturno, le famiglie coinvolte hanno iniziato a sentirsi osservate con atteggiamenti tipici delle zone d’ombra omertose che abitano la società. Ora l’incubo sembra passato, resta solo da rimettere insieme i cocci. «Molti dei bambini – conclude la mamma – dovranno affrontare percorsi difficili, ne siamo coscienti, ma ci faremo forza a vicenda. Perlomeno noi otto».

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