Alberi monumentali, una legge per proteggerli
Gli alberi, in quanto esseri viventi, hanno una fase di giovinezza, maturità e senescenza che inevitabilmente li porta a concludere la propria esistenza. Tuttavia gli alberi, tra gli esseri viventi, sembrano essere gli organismi più longevi, ciò che consente loro di raggiungere età ragguardevoli anche dell'ordine di qualche migliaia di anni. In questi casi, oggi, vengono considerati come veri e propri monumenti viventi, ma questa fase della loro vita è in generale particolarmente delicata in quanto le potenzialità di difesa, stante la loro fissità in uno stesso posto, sono fortemente limitate. Fuoco, fulmini, ferite, funghi, batteri, insetti, erosione del suolo, tagli, strade, frequentazione umana sono i fattori che maggiormente influiscono sul loro degrado.
Le dimensioni delle piante sono quelle che attraggono maggiormente le persone, ma non sono le sole cose e nemmeno le più importanti, in effetti i grandi alberi giocano un complesso ruolo nell'ecosistema e costituiscono una fonte interessantissima dal punto di vista scientifico. Per citarne una, gli anelli di crescita del tronco che può dare significativi apporti di conoscenza in questa epoca di cambiamenti climatici.
Il censimento degli alberi monumentali, iniziato dal compianto Siro Vannelli, promosso a suo tempo dell'Ente Foreste della Regione sarda e proseguito con le ricerche dell'Università di Sassari, ha portato alla luce centinaia di alberi di diverse specie considerati monumentali, non solo per le dimensioni, ma anche per un fatto storico (pino di Garibaldi a Caprera) o letterario, come il pino detto di Grazia Deledda a Nuoro.
Nella rivisitazione per il censimento, di qualche giorno fa, avemmo la sorpresa di trovarlo con la stessa struttura illustrata in Vannelli, ma del tutto secco in tutte le sue parti. Decisamente morto. Il collega Franceschini ha certificato questo aspetto e nel suo articolo veniva messo in rilievo la causa del decesso. In effetti, già il primo intervento, tanti anni orsono non aveva evidentemente tenuto conto che le radici del pino domestico sono superficiali e che la costruzione del muro attorno, l'aveva privato delle radici del lato est. Il più recente intervento con la costruzione nel lato nord-ovest della strada ha eliminato le radici residue, decretandone irrimediabilmente la morte. Si tratta quindi di una morte annunciata, come in altri casi. La scomparsa dell castagno di Monte Rasu, il pino di Fluminimaggiore, altra perdita dovuta al maldestro tentativo di valorizzazione, il tasso di Tedderie, il leccio di Montes, la quercia di Villanova Strisaili è riconducibile a cause antropiche che hanno accelerato la loro fine. Tanti altri per i motivi più vari sono in pericolo e la Sardegna rischia di perdere un primato che nel Mediterraneo le appartiene ancora.
La maggiore consapevolezza e sensibilità che oggi esiste, non ha trovato sinora uno strumento idoneo per la loro tutela; questo nonostante alla fine della ricerca portata avanti dall'Ente Foreste sia stata predisposta una proposta di legge, rimasta lettera morta anch'essa nelle maglie della burocrazia regionale o peggio nella mancanza di volontà politica.
Certificata la morte, di questi due pini monumenti della natura, è auspicabile che non vengano ridotti a legna da ardere, ma come accade in altri luoghi, vengono conservati e valorizzati nella loro struttura attuale nei modi e nei luoghi più opportuni.
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