Campus universitario, ricorsi in vista
Secondo gli esclusi dalla gara dell’Ersu il terreno di Piandanna non avrebbe i requisiti per poter vincere il bando
SASSARI. Sul campus universitario sta per riaprirsi una nuova battaglia. I legali sono già all’opera, tra accessi agli atti e raccolta di materiale, e a breve verranno depositati i primi ricorsi e probabili denunce in Procura. L’aggiudicazione da parte dell’Ersu e la scelta del progetto presentato dagli eredi Satta Branca (Bua, Camboni, Clemente Cugurra) e da Giuseppe Segni, a firma dell’architetto Macciocco, ha fatto storcere il naso agli altri concorrenti. Per gli esclusi esistono una serie di aspetti da chiarire e alcune presunte irregolarità nello svolgimento della selezione. Della serie: se i dettami del bando fossero stati rispettati alla lettera, il lotto di Piandanna non sarebbe dovuto nemmeno essere preso in considerazione. Infatti la gara ammette solo terreni che non sono divisi in più parti. Ma dalle cartografie sembrerebbe invece che i 6,7 ettari posti tra via Piandanna e la provinciale per Ittiri non costituiscano un terreno unico. Infatti tra i 3,5 ettari dei Satta Branca, e tra i 3,5 ettari dei Segni, esiste un altro appezzamento che appartiene alle suore. Questo di per sè non costituirebbe un problema, se non fosse che anche la stradina che costeggia l’area delle suore e attraversa tagliando in due di netto le diverse proprietà, appartiene alle religiose. Esiste una servitù, ma non è detto che questa disponibilità sia compatibile con quanto prescritto dal bando Ersu. Inoltre, a complicare ulteriormente le cose, sotto il famigerato sentiero scorre anche una condotta del gas.
Un’altra perplessità riguarda i costi del terreno sul quale dovrebbe sorgere il Campus. I 6,7 ettari offerti da Segni-Satta Branca, hanno un prezzo di 10 milioni e 720 mila euro, con un importo per ettaro di 1 milione e 600mila euro. La cosa strana è che il 23 aprile 2013 lo stesso terreno, con gli stessi metri quadrati, era stato offerto all’Ersu per 7 milioni 900mila euro. La proposta in quell’occasione non aveva avuto seguito. Nell’arco di un anno il valore presunto di quel terreno è lievitato di 3 milioni di euro, e questa volta, nonostante il rialzo dei prezzi, l’importo è stato giudicato congruo.
In verità nell’ambito della gara il progetto dei Segni-Satta Branca ha sbaragliato la concorrenza su due versanti: innanzitutto è stata premiata l’estensione, ma soprattutto ha fatto la differenza la valutazione dello studio a firma di Maciocco, che ha convinto la commissione.
Ultimo dubbio riguarda la distanza. Il bando infatti raccomandava una posizione strategica rispetto alla sede centrale dell’Università. Proprio su questo aspetto si era rovesciata una valanga di critiche sull’area degli ex Semolerie Azzena (di fronte al cimitero), vincitrice della precedente gara dell’Ersu. Il consiglio comunale si era detto contrario a un campus fuori dalla città, e infatti non avrebbe mai concesso la variante urbanistica per realizzare l’opera. Il terreno dei Segni ora si trova nella stessa situazione: la classificazione g1.2.1 va bene per strutture sanitarie, ma non per un campus. Sarebbe necessaria anche in questo caso una variante urbanistica rilasciata dal Consiglio. Il sindaco Nicola Sanna, che sogna una residenza studentesca localizzata nel centro storico, o un surrogato di campus nella caserma Lamarmora in piazza Castello, ha già dichiarato pubblicamente che mai sarebbe disposto a concedere autorizzazioni urbanistiche fuori dal perimetro urbano. E il terreno di Piandanna disterebbe 2 chilometri da piazza Università, contro i 900 metri delle ex Semolerie. «Quando io vinsi la gara precedente – si lamenta Marco Cavalieri – contro il mio progetto si schierò la politica e l’Università, perché l’area era troppo periferica. Ora invece silenzio assoluto. Dove sono finite le voci autorevoli dei vari Pulina e Mazzette?».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google