La Nuova Sardegna

Sassari

Veleni seppelliti nella costa di Sorso, il Wwf parte civile

di Salvatore Santoni
Veleni seppelliti nella costa di Sorso, il Wwf parte civile

Gli ambientalisti parteciperanno all’eventuale processo A Porchile i pozzi e i terreni sono imbottiti di amianto

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SORSO. «Ci costituiremo parte civile in un eventuale processo penale che persegua i responsabili dello smaltimento di rifiuti lungo la costa di Sorso». È con questo annuncio che il Wwf scende in campo in difesa del territorio e del litorale della Romangia. L’organizzazione, che lotta in tutto il mondo per la difesa dei sistemi naturali, interviene nel dibattito pubblico a margine del sequestro disposto dalla Procura di Sassari - ed eseguito da parte dei carabinieri del Noe venerdì 12 dicembre - di quattro discariche colme di veleni, rinvenute nel villaggio turistico “La plaige noir” (ex Borgo del sole), in località Porchile. «Esprimiamo grande apprezzamento per l’operazione dei militari del Noe, che ha posto sotto sequestro un’area adibita a discarica», spiega una nota del Wwf. Le discariche scoperte venerdì scorso dal Noe sommano complessivamente a circa 10mila metri quadrati: alcune si trovano all’interno dei confini del villaggio turistico e altre in un terreno nelle immediate vicinanze. Le aree sono state poste in affidamento giudiziario nelle mani del dirigente del secondo settore del Comune di Sorso, Maurizio Loriga. Mentre l’amministratore della Esa Hotel Srl, il 63enne Sergio Moiraghi, è stato denunciato in stato di libertà per «realizzazione di discarica non autorizzata, smaltimento illecito di rifiuti e imbrattramento del suolo». Quando venerdì scorso i militari hanno dato inizio alle operazioni di scavo - coadiuvati dagli uomini dei Vigili del fuoco di Sassari - si sono ritrovati davanti agli occhi veleni e rifiuti di ogni tipo. Onduline del tipo “Eternit” (cemento e amianto), rifiuti di demolizione, fusti di vernici e diluenti al nitro, plastica, ferro, ingombranti: sono soltanto alcuni dei “tesori” interrati sotto a “La plaige noir” (La spiaggia nera), residence sulla carta a 4 stelle. Ma non è tutto, perché i militari si sono accorti che ad essere imbottiti di amianto - e chissà cos’altro - sono anche i pozzi d’acqua presenti in zona. «Il fatto appare particolarmente grave non solo per la tipologia dei materiali pericolosi rinvenuti, ma che essi siano stati interrati nei pressi di una pineta e di alcuni pozzi: il pericolo è quello di un eventuale inquinamento delle acque», continua la nota dell’organizzazione internazionale. Mentre proseguono le indagini degli inquirenti, l’organizzazione inizia ad affilare le armi in vista di un’eventuale battaglia processuale. «Dopo l’accertamento completo dei fatti, e qualora i responsabili venissero rinviati a giudizio, la nostra organizzazione valuterà la possibilità di costituirsi parte civile nel processo penale poiché lo smaltimento illecito di rifiuti costituisce un crimine di natura, un danno all’ambiente e potenzialmente un detrimento della qualità della vita delle persone», spiega il delegato Wwf per la Sardegna, Carmelo Spada. Ma cos’è un crimine di natura? Si tratta di quelle azioni che ignorano e calpestano le leggi che le comunità nazionali e internazionali si sono date per preservare l’esistenza della specie umana.  «Un vero e proprio saccheggio illegale di natura - si legge in una nota del portale criminidinatura.wwf.it - che produce localmente sofferenza, povertà e soprusi e che vale 213 miliardi di dollari all’anno, come denunciato dall’Unep (il Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente) e dall’Interpol».

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