Processo per armi, un fratello condannato e l’altro assolto
Il 10 maggio 2011 – nell’ambito delle indagini sul delitto di Giovanni Battista Bacciu e del nipote Antonio, che risale al 29 aprile 2011 – nel terreno in località Sa Dispensa, i carabinieri...
Il 10 maggio 2011 – nell’ambito delle indagini sul delitto di Giovanni Battista Bacciu e del nipote Antonio, che risale al 29 aprile 2011 – nel terreno in località Sa Dispensa, i carabinieri Cacciatori di Sardegna avevano scoperto venti proiettili calibro 9 con ogiva di piombo (le cosiddette parabellum, in dotazione alle forze dell’ordine), nove cartucce calibro 12, di cui otto pallettoni, tre spezzoni di miccia a lenta combustione e cinque detonatori. Il terreno era in uso ai fratelli Giovanni Antonio e Mario Canu (il primo è stato di recente assolto dall’accusa di duplice omicidio per non aver commesso il fatto). I due fratelli di Buddusò erano stati arrestati nel 2011 (e in seguito scarcerati) per detenzione abusiva di materiale esplosivo e munizioni. Ieri mattina il giudice ha assolto Mario dall’accusa di ricettazione che da quella di detenzione di munizioni ed esplosivo, reato per il quale ha invece condannato a un anno e sei mesi Giovanni Antonio (assolto anche lui dalla ricettazione) con la sospensione condizionale della pena e la non menzione. I due fratelli – difesi dagli avvocati Antonio Secci e Sara Luiu – avevano sempre sostenuto con forza che il podere nel quale lavoravano (e dove era stato trovato l’esplosivo) era a uso civico e quindi chiunque poteva entrarci e nascondere le munizioni. Inoltre gli allevatori avevano ribadito che quel materiale era stato recuperato dai militari all’interno di un camion abbandonato nel terreno, a loro detta accessibile a chiunque. Il pubblico ministero Carlo Scalas – che in questo processo ha utilizzato anche intercettazioni ambientali relative al processo per l’omicidio dei Bacciu – aveva chiesto per entrambi la condanna a 3 anni e due mesi di reclusione. (na.co.)
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