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Midollo osseo, trapianto eseguito per il piccolo Giovanni Andrea

Midollo osseo, trapianto eseguito per il piccolo Giovanni Andrea

Il bambino di sei anni è stato operato a Roma, la donatrice è stata la mamma: dopo l'intervento dovrà restare in una stanza sterile al riparo da virus

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SASSARI. Il mondo, per il piccolo Giovanni Andrea, in queste settimane sarà una stanzetta di un ospedale di Roma. Tutto è sterile, anche l’aria sembra disinfettata, perché in questo momento lui è l’essere più fragile che ci sia. Il 30 di aprile è stato sottoposto al trapianto di midollo, e a fargli il regalo di una vita possibile e finalmente normale, è stata proprio la madre. L’iniezione di amore più grande che una mamma possa fare al proprio bambino.

L’intervento tecnicamente sembra riuscito, e anche le statistiche a riguardo sono confortanti. Infatti si parla dell’80 per cento di successo per quanto riguarda i trapianti di midollo con donatori compatibili al 50 per cento, come nel caso di un parente stretto. Quindi in questa fase estremamente delicata il nemico principale sono le infezioni. Ed è per questo motivo che il mondo di Giovanni Andrea è imploso in una manciata di metri quadrati asettici. I medici e la mamma gli sorrideranno con gli occhi, perché sarà l’unica parte del corpo non coperta da protezioni. Ma un bimbo affetto da leucemia, che dall’età di tre anni ha dovuto imparare la parola chemioterapia, così complicata e terribile, ha un sistema immunitario fragile, ma una tempra di marmo. E soprattutto una straordinaria voglia di vivere che illumina tutti quelli che lo circondano.

In questi mesi ha contagiato migliaia di persone, un virus di solidarietà che si è diffuso a vista d’occhio. Prima di Giovanni Andrea gli elenchi delle Admo della Sardegna si riempivano di poche righe a settimana. Improvvisamente la storia di questo piccolo guerriero di sei anni ha fatto capire alla gente quanto sia importante farsi avanti, donare il sangue e candidarsi a salvare una vita. Un midollo ogni centomila ha l’incastro perfetto, e l’unico modo per sconfiggere questa statistica impietosa è far cresce a dismisura il bacino dei donatori. «Più siamo e più le speranze aumentano», si leggeva nei gruppi Facebook. Ma non solo per Giovanni Andrea, ma anche per tutti gli altri malati di leucemia che aspettano un trapianto in tutto il mondo. Perché ai registri nazionali dei donatori attingono da tutto il pianeta. Purtroppo Giovanni Andrea non ha avuto il tempo di aspettare il suo incastro perfetto. La leucemia non fa sconti, e va avanti per la sua strada. Quindi i medici hanno deciso che era il momento di passare al piano B, cioè di ricorrere alla donazione da parte del familiare più stretto, cioè la mamma.

Giovanni Andrea da tre giorni, in una minuscola stanza asettica, non combatte da solo. Le pareti sterili fanno da garza per virus e batteri, ma l’affetto della gente, le preghiere, gli incoraggiamenti, tutto questo gli arriva eccome. (lu.so.)

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