La Nuova Sardegna

Sassari

Iniziata la rincorsa alla poltrona di sindaco

di Gavino Masia
Iniziata la rincorsa alla poltrona di sindaco

I sei candidati sono accompagnati da 15 liste e 284 aspiranti consiglieri comunali Chi vincerà le elezioni dovrà affrontare i temi del rilancio economico della città

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PORTO TORRES. Quindici le liste a sostegno di sei candidati alla carica di sindaco e 284 candidati alla carica di consigliere comunale. Questi i numeri e i nomi delle persone che si sfideranno il 31 maggio alle elezioni comunali: ieri alle 12 scadeva il termine di presentazione delle liste da consegnare all’ufficio elettorale di piazza Umberto I, e nessuna nuova sorpresa sui nominativi di quelli che aspirano alla carica di primo cittadino, che rimangono sempre sei. Luciano Mura con 5 liste a sostegno, Costantino Ligas con quattro, Massimo Mulas con tre, Sean Christian Wheeler, Gilda Usai e Nicola Franca che corrono con una unica lista. Nella città della crisi per antonomasia – retaggio di un petrolchimico che ha portato via posti di lavoro e lasciato tanto inquinamento – ci sono però risorse importanti che la politica non è riuscita mai a valorizzare appieno, e sono in tanti a non capire il perché. Il porto commerciale così vicino alla cinta urbana rappresentava un punto di forza, forse nel passato, ma allo stato attuale c’è la grande banchina Segni che può ospitare, saltuariamente, piccole navi crociera e traghetti con pescaggio limitato. Il dragaggio a meno 8 metri dei fondali (operatori portuali assicurano che in alcuni punti si riale anche meno 7 e meno 6 metri) non è dunque bastato per far arrivare le grandi navi, quindi sono necessari altri denari per andare più a fondo o scegliere alternative di sviluppo in versione diporto nautico. Per l’assessore regionale ai Trasporti Massimo Deiana bisogna riportare le navi ad ormeggiare di fronte alla città, mentre sul fronte sardista sono dell’avviso che bisogna mostrare più coraggio e determinazione nel chiedere di destinare alla nautica da diporto e pesca tutte le banchine dell’ex porto civico, Teleferica e darsena pescherecci. Due coalizioni che pensano a uno sviluppo diverso del porto civico, ma sicuramente concordi nel considerare lo scalo marittimo il vero volano da cui ripartire per far decollare l’economia. Il problema emergente della città rimane però la mancanza di lavoro, gli oltre seimila disoccupati e inoccupati ne sono purtroppo la testimonianza negativa, e pure le alternative che apparivano credibili stanno ora segnando il passo. Il progetto Chimica Verde è infatti bloccato alla prima fase, le ditte locali non riescono a reggere i ribassi incredibili nelle gare d’appalto da parte delle aziende d’oltremare e diverse persone rischiano di non trovare più lavoro. Anche i progetti di bonifica delle aree sono finiti nei meandri della burocrazia, per non parlare del progetto che ha vinto l’appalto e che, a quanto pare, non trova gradimento da parte dei maggiori partiti politici impegnati nella prossima tornata elettorale. Su temi di sviluppo possibile non si può dimenticare la zona franca e il punto franco doganale: se ne parla tanto e in tutti i consessi elettorali, ma non si agisce concretamente per renderlo fattibile. Con una centrale non tanto lontana come quella di Fiume Santo, dove si sono avvicendate diverse multinazionali, nessuno ha mai affrontato il tema del costo energetico, da sempre un freno per la nostra economia. Un territorio sede di centrali, è qui l’assurdo, si trova a pagare l’energia il 40 per cento in più rispetto al resto d’Italia. Queste e altre rivendicazioni sono un diritto per una popolazione che sta soffrendo una crisi economica e sociale devastante, ragion per cui chi corre per raggiungere l’obiettivo prefissato deve dimostrare che il pallino del comando deve ritornare in questa città con azioni forti, ragionate e condivise. Resta l’area archeologica e tutti i siti di grande interesse storico e culturale, ovvero un patrimonio che “giace” da millenni e che non riesce ad esprimere le enormi potenzialità di cui dispone. Porto Torres è stata più volte definita città-territorio per le sue risorse naturali, e mai come questa volta può intraprendere con coraggio questo ruolo dopo aver quasi toccato il fondo sul fronte occupazionale. Per l’altra metà del territorio, Parco dell’Asinara, la battaglia è quella di entrare in possesso degli immobili ancora proprietà della Regione.

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