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Sassari

Ozieri, i migranti a scuola per cancellare falsità e pregiudizi

di Barbara Mastino
Ozieri, i migranti a scuola per cancellare falsità e pregiudizi

Al Fermi un incontro tra gli studenti e i giovani profughi. L’iniziativa dei docenti in collaborazione con la Caritas

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OZIERI. Studenti a lezione di integrazione nell’istituto superiore Enrico Fermi di Ozieri, dove pochi giorni fa si è svolto un incontro tra i ragazzi delle classi prima e seconda Costruzioni e i giovani immigrati ospiti della Caritas diocesana. L’incontro, svoltosi per iniziativa della docente Rosalinda Balia e con la collaborazione della Caritas, nella persona del presidente dell’ente Tonino Becciu e del professor Angelo Pala, che ha fatto da traduttore, è nato con l’obiettivo di aprire un dialogo e promuovere l’interazione tra i ragazzi (presenti nell’aula magna della scuola con gli insegnanti Carlo Lippi e Antonio Luciano), che troppo spesso hanno pregiudizi nei confronti degli immigrati, e gli 11 giovani ospitati a Ozieri da dieci mesi e provenienti dal Gambia, dal Senegal, dal Bangladesh e dal Pakistan. I profughi hanno accettato con generosità ed entusiasmo l’invito a condividere con gli alunni la propria storia e gli alunni hanno ascoltato con attenzione le storie di questi ragazzi, in alcuni casi poco più grandi di loro, e hanno potuto riflettere sul valore della democrazia e su cosa significhi vivere dove i diritti umani non sono rispettati. I profughi, infatti, hanno raccontato per quali ragioni hanno dovuto lasciare la propria terra e i propri affetti, pur sapendo quanta sofferenza li aspettasse e quanto avrebbero dovuto pagare. «Le immagini della televisione hanno preso corpo e anima - racconta la professoressa Balia - e sono diventate storie: come quella del ragazzo bengalese che un tempo era un privilegiato, essendo un farmacista e avendo sposato una donna medico, e che non è scappato dalla fame ma dalla persecuzione politica e religiosa perché il suo Paese è preda di quella che è stata definita la “guerra dell’odio” e per l’attuale governo islamista è un delitto che lui, musulmano, abbia contratto matrimonio con una donna induista e abbia avuto da lei dei figli. O del ragazzo partito dal Gambia, dove da 20 anni vige una dittatura repressiva, perché preso di mira da un militare. Altri hanno, invece, descritto il viaggio che li ha portati sino alla Libia e i lunghi mesi di detenzione e angherie nei centri gestiti dalle brigate di miliziani». Storie che sembrano uscite da un film ma che sono tristemente vere, e che hanno impressionato particolarmente i ragazzi del Fermi ai quali è stato anche dato modo di conoscere in quale modo la Caritas diocesana di Ozieri gestisce l’accoglienza di questi ragazzi: anche in questo caso per sgomberare il campo da dubbi su come vengano amministrati i fondi destinati a questi scopi. La sfida della professoressa Balia, quindi, è stata vinta: l’incontro è stato un successo e sarà sicuramente foriero di iniziative simili in altri istituti scolastici e non solo. «L’unico antidoto al pregiudizio - dice la docente - è la mutua conoscenza, il solo modo di contrastare l’ignoranza è l’informazione. Siamo ormai quasi assuefatti alle immagini dei migranti che attraversano il mare tanto che purtroppo spesso perdiamo la capacità di compassione, ovvero di comprensione della sofferenza altrui, e diveniamo aridi».

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