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Sassari, positive alla clamidia otto giovani su dieci

di Monica Demurtas
Sassari, positive alla clamidia otto giovani su dieci

In aumento tra i ragazzi anche le altre malattie sessualmente trasmissibili. E ricompare la sifilide che si credeva debellata

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SASSARI. Le malattie sessualmente trasmissibili, l’infezione da clamidia in modo particolare e perfino la sifilide di cui si era quasi persa la memoria, tornano a colpire nel Sassarese e contagiano soprattutto i ragazzi, in percentuale più alta le donne. Disinformati e per questo ancora più vulnerabili, i giovani e i giovanissimi sono i più esposti a un rischio che si sta diffondendo. Per scongiurarlo, senza allarmismi ma con pragmatismo, non c’è che un sistema: la prevenzione. Non a caso “Conoscere per prevenire”  era il titolo del convegno, organizzato dall’Ordine dei medici chirurghi ed odontoiatri della Provincia di Sassari, che si è svolto nei giorni scorsi nell’aula magna dell’Università.

L’iniziativa, dedicata a Trotula la prima donna medico della storia, ha rappresentato per i medici presenti un importante momento di formazione, ma ha portato soprattutto all’attenzione del pubblico un grave fenomeno: i casi di malattie sessualmente trasmesse sono aumentati negli ultimi anni nel territorio in modo particolare tra i giovani.

Coinvolte le scuole. «Il fenomeno ha necessità di essere affrontato adeguatamente dalle istituzioni – dichiarano Rita Nonnis e Stefania Zanetti, fra le organizzatrici dell’evento – e in generale nei vari ambiti: medici, sanitari e scolastici». Per questo motivo sono stati invitati all’incontro personalità appartenenti al mondo medico, scientifico, sanitario, della scuola e della politica regionale. Nell’aula magna dell’università era presente inoltre una folta rappresentanza di studenti di medicina, infermieristica e delle scuole superiori. Nella prima parte della giornata di studi sono stati presentati i dati relativi alle malattie sessualmente trasmissibili raccolti nel territorio e affrontati gli aspetti dedicati ai problemi diagnostici e terapeutici.

«Negli incontri preliminari svolti – dichiara Nonnis – è emerso che vi è una scarsa informazione proprio nella fascia d’età più a rischio (14/18 anni). La materia a scuola non è trattata, sia per difficoltà oggettive di tempo ma anche per la mancanza di un progetto che individui competenze e modalità di intervento».

Tra i dati più sconcertanti certamente quello relativo ad una malattia che si riteneva ormai scomparsa: la sifilide. Dalla relazione di Maria Antonietta Montesu emerge infatti che nel territorio sassarese questa malattia si è ripresentata da qualche tempo con un incidenza di 2-4 casi l'anno.

L’HIV torna a far paura. Dopo la paura delle infezioni di HIV degli anni '90 ora si è un po’ allentata l'attenzione sulla prevenzione anche per questo aumentano nel territorio, come riferisce Stefania Zanetti, anche i pazienti positivi alla Clamidia: malattia sessualmente trasmissibile attualmente diffusa in prevalenza nella fascia età compresa tra i 25 e i 34 anni.

Nel decennio 2005 2014 su 11986 campioni prelevati da 11807 pazienti sono risultati positivi l'ottantasei per cento delle donne (10156 individui) e il 14% degli uomini (1614 individui).

Dati più rassicuranti emergono dall’intervento di Maria Stella Mura della Clinica Malattie Infettive di Sassari sugli attuali casi di HIV presenti nel territorio. Sono attualmente in cura nella struttura cittadina 49 pazienti: 5 donne e 44 uomini, di età media compresa tra i 25 e i 56 anni. Negli anni '90 a Sassari si registrò la percentuale più alta in Italia di infezioni di HIV (rispetto al numero di abitanti) ora il numero di casi si è stabilizzato e grazie alle nuove terapie è comunque diminuita la mortalità.

Tavola rotonda. Nella seconda parte della giornata si è svolta una tavola rotonda, coordinata dalla giornalista Carmina Conte, in cui si è discusso dei problemi terapeutici, ma soprattutto della prevenzione di queste malattie.  «I dati emersi – conclude Nonnis – confermano che il problema è grave e deve essere affrontato in maniera adeguata e condivisa fra sanità, scuole e istituzioni. Per questo il lavoro delle partecipanti al convegno proseguirà con un tavolo tecnico congiunto al fine di elaborare un progetto da condividere con le istituzioni». «Nell’anno mille Trotula si occupò di sessualità, in maniera laica e non moralistica, la prevenzione primaria è infatti il miglior modo per non ammalarsi – conclude Rita Nonnis – . I ragazzi vanno resi consapevoli anche attraverso la promozione, in ambito sessuale, di corretti stili di vita».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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