Tomè premiato: ora ha la targa di negozio storico
Assegnato ai fratelli Multineddu il riconoscimento regionale Da grande magazzino a insegna dell’abbigliamento griffato
SASSARI. Era il 1886 quando Angelo Tomè, sarto e commerciante ligure, con il senso degli affari nel sangue, aprì i “Grandi Magazzini” in piazza Azuni, i primi in città. Un negozio che nè due guerre nè la morte del suo fondatore hanno cancellato. E adesso a Mina e Marco Multineddu, che lo rilevarono nel 1975, e vollero conservare il nome del fondatore proprio per tenere vivo il ricordo di un simbolo di un’epoca, è arrivato il riconoscimento ufficiale per aver continuato a far esistere un’eccellenza del commercio. La Regione ha infatti consegnato ai fratelli Multineddu la targa di “negozio storico”, che da qualche giorno campeggia sulla vetrina all’ingresso. Un doppio riconoscimento, quello ottenuto, perchè dell’attività avviata da Angelo Tomè è rimasta sia l’insegna che i locali. E non tutti gli esercizi, per quanto storici, possono vantare una tale continuità. Un “premio”, quello che dal 2013 assegna la Regione e che ha visto premiati altri negozi cittadini, che è anche una riscoperta del patrimonio identitario rappresentato dalle antiche botteghe, ancora interpreti di modelli di consumo per la maggior parte sostituiti da nuove tipologie commerciali. Tomè ora è sinonimo di abbigliamento e calzature di marca per donna e uomo e un punto di riferimento per una clientela che si è consolidata in quasi quarant’anni di nuova gestione, tenendo alto un nome caro ai sassaresi. Esattamente come sul finire dell’Ottocento i “Grandi Magazzini” rappresentarono un nuovo modello di commercio, un principio di quella che poi sarebbe diventata la grande distribuzione, ma con la sartoria che confezionava abiti su misura. Scriveva il giornale umoristico “Le Forbici” nel 1884: “Tomè ha la virtù di far sembrare grassi i magri e magri i grassi, di raddrizzare con un taglio di calzoni le gambe storte come radiche, è insomma un mago, un artista”. Un negozio per la borghesia e dove gli agricoltori di Sorso acquistavano il caratteristico sombrero che la famosa azienda Borsalino fabbricava in esclusiva per il grande emporio. E dove le famiglie andavano a comprare i giocattoli. Le vetrine con i giochi venivano allestite l’8 dicembre. E i ragazzini attendevano quel giorno in cui si sollevavano i tendaggi: si formava una folla di giovanissimi sgomitanti che incollavano il viso al vetro e prendevano mentalmente nota dei “desiderata” da trascrivere sulla letterina a Gesù Bambino. Di quel tempo lontano, Marco e Mina Multineddu hanno voluto riportare in vita anche le caratteristiche buste di carta a righe beige ed indaco, con la scritta Tomè in rosso. Un omaggio al passato del negozio di piazza Azuni, che dal 1946 passò nelle mani del figlio di Angelo, il mecenate e collezionista Giuseppe, e poi del commesso Renzo Allegranti, non avendo Giuseppe avuto figli, e poi ai suoi eredi. Fino a quando i fratelli Multineddu, nome anche questo simbolo del commercio cittadino, hanno continuato a far vivere quel passato. (p.f.)
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