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Sassari

Un “angelo” sardo per i profughi: «Quello che accade intorno a Lampedusa è inimmaginabile»

di Mauro Tedde
Un “angelo” sardo per i profughi: «Quello che accade intorno a Lampedusa è inimmaginabile»

Gavino Spano, di Ploaghe, comanda la motovedetta che ha soccorso 794 persone nel Canale di Sicilia

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SASSARI. Ora si gode il meritato riposo a Jesolo, ma i tre mesi appena trascorsi nei mari attorno a Lampedusa resteranno impressi in modo indelebile nei suoi ricordi. Il maresciallo della Guardia costiera di Venezia Gavino Spano, sardo di Ploaghe, ha appena fatto rientro al suo comando dopo tre mesi trascorsi in mare nel Canale di Sicilia al comando della motovedetta CP 287 a prestare soccorso ai migranti che partono dalle coste libiche per raggiungere l’Italia. Con i suoi undici uomini di equipaggio, il maresciallo Spano ha portato a termine 24 missioni di soccorso portando in salvo ben 794 persone. Oltre alle operazioni con le quali hanno trasportato i migranti in Sicilia, i militari veneziani hanno partecipato a diverse attività di supporto ad altre imbarcazioni della nostra Marina Militare. Questa appena conclusa è la quarta operazione di soccorso e controllo delle coste italiane in cui viene impiegata la motovedetta comandata da Gavino Spano. 46 anni, sposato con due figli, il maresciallo Spano si è arruolato nel 1987 dopo aver frequentato il corso a La Maddalena. «Lavorare in mare è sempre stato il mio sogno – dice – e questo è il lavoro che ho sempre desiderato fare».

Dopo la prima destinazione a Venezia il maresciallo ploaghese ha intrapreso una brillante carriera che lo ha portato all’incarico di comandante della Capitaneria di porto di Jesolo, poi a Caorle e poi a quello di capo del nucleo operativo di Ravenna. Dal 2006 è tornato a Venezia dove opera nel comando dell’importante Capitaneria di porto. «Nonostante la lunga attività l’esperienza a Lampedusa ci ha colpiti tutti profondamente ed accresciuti umanamente - racconta Spano – perché quello è il vero lavoro della Guardia costiera, salvare vite umane dal mare. Ben diversa dalle normali attività che si svolgono in Capitaneria dove magari si deve soccorrere una barca rimasta senza carburante. Quanto sta accadendo attorno a Lampedusa è inimmaginabile e per capire si dovrebbe vedere con i propri occhi. Si tasta con mano cos’è la disperazione, la paura, la fame. Lo si capisce dai visi inorriditi dei bambini e dei tantissimi giovani stremati che hanno visto la morte in faccia durante quei viaggi terribili sopra le carrette del mare».

La motovedetta CP 287 è partita da Venezia il 9 marzo scorso ed è arrivata in zona operativa il 18. Da allora ha partecipato a 24 operazioni di salvataggio compiendo oltre 4.000 miglia di navigazione. «Abbiamo portato in salvo 794 parsone, soprattutto giovani, ma in un contesto inimmaginabile di migliaia di migranti che si avventurano nel Mediterraneo – prosegue Gavino Spano – e purtroppo abbiamo recuperato anche tantissimi cadaveri. E questa per noi è stata una vera sconfitta. Il mare per fortuna è stato clemente e quasi sempre abbiamo trovato condizioni favorevoli alle operazioni. Ed è proprio quando il meteo preannuncia bel tempo che i nostri mezzi entrano in allerta. È un lavoro ingrato e terribile il mio, ma ho imparato ad amarlo perché è un lavoro che ha un senso». «Anche strappare una sola persona è un’impresa importante – conclude il maresciallo Spano – perché ognuno di quei ragazzi che non ce l’hanno fatta avrebbe avuto una vita davanti a sè».

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