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Sassari

L’Ute senza soldi, appello degli allievi a Regione e privati

L’Ute senza soldi, appello degli allievi a Regione e privati

Per il secondo anno consecutivo non sono arrivati i fondi Lettera in dialetto sassarese: «Ma a noi no z’anda be’»

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SASSARI. «Semmu li dischenti di l’Unibessiddai du la “Terza Età” e semmu assai arrabbiaddi acchì nemmancu chisth’annu so arribiddi li dinà, cussì cumenti dizi la leggi». Scrivono in una lettera in dialetto sassarese la loro indignazione gli anziani allievi dell’Ute cittadina dopo che la Regione, per il secondo anno consecutivo, non ha erogato i fondi necessari per la sussistenza dell’ente. Perchè, affermano sornioni, hanno pensato «di dire queste cose anche in sassaresu» visto che tra i maggiori referenti politici interessati alle loro richieste «ci sono non pochi sassaresi». Un riferimento nemmeno troppo velato al presidente della Regione, Francesco Pigliaru, agli assessori e a quei consiglieri regionali, tutti di Sassari, finora rimasti sordi alle richieste delle Università della terza età del Nord Sardegna, che si ritrovano con i conti all’osso dopo i tagli al fondo unico e sebbene una legge regionale del 1992 avesse previsto il loro finanziamento.

Ora, però, si è arrivati al momento delle decisioni. Nonostante i risparmi operati e le autotassazioni per far sopravvivere istituzioni che da trent’anni a questa parte hanno rappresentato un punto di riferimento per gli anziani, coinvolgendoli in iniziative didattiche e culturali e contribuendo ad allentare quella solitudine in cui con la vecchia si rischia di cadere, senza risorse non si va da nessuna parte.

Perciò dagli iscritti sassaresi parte un duplice appello. Alla politica perché non li lasci soli. E poi «alle aziende e alle società private che vogliano contribuire con qualche forma di sponsorizzazione anche attraverso il sito istituzionale dell’Ute e ai privati cittadini che vogliano offrire il loro contributo. Possono prendere parte alle attività della nostra associazione iscrivendosi per fruire sia delle lezioni sulle tematiche più diverse sia dei corsi collaterali».

C’è amarezza nelle parole degli allievi: «Siamo tutti abbastaza maturi e avveduti per capire il momento di crisi che interessa il Paese, ma crediamo che le somme già deliberate e stanziate debbano essere messe a disposizione. Da oggi, però, prendiamo atto che il famoso ritornello “Il vecchietto dove lo metto?” ottiene una risposta immediata dalla politica: il vecchietto lo lasciamo a casa!»

«Ma a noi no z’anda be’, propiu no – chiariscono in vernacolo –. Sigumenti no semmu l’ischarthu di la suziaddai, puddimmu ancora fa assai e dì assai, cun tutta la nostra digniddai!».

Ecco, lo scarto della società loro non vogliono davvero sentirsi. E rivendicano il diritto a conservare la dignità e la possibilità di sentirsi ancor utili a se stessi e agli altri.

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