Ebola, dimesso l'infermiere sassarese Stefano Marongiu

L'infermiere Stefano Marongiu durante la conferenza stampa

L'operatore di Emergency, dopo 28 giorni di ricovero allo Spallanzani, potrà tornare a casa. Oggi l'incontro con la stampa

ROMA. L'infermiere sassarese Stefano Marongiu, colpito dall'Ebola durante un periodo di volontariato in Sierra Leone, è stato dimesso stamattina dallo Spallanzani, dove era ricoverato da 28 giorni. Il giovane operatore di Emergency ha incontrato la stampa. Marongiu ha spiegato che grazie alla formazione avuta durante l'esperienza con Emergency, è stato in grado di cogliere subito i sintomi, isolandosi ed evitando di mettere a repentaglio la vita degli altri. L'infermiere sassarese, visibilmente commosso, ha ringraziato tutti per il lavoro fatto e per avergli salvato letteralmente la vita.

Ebola, Stefano Marongiu ringrazia tutti per la sua guarigione

Il commissario straordinario dello Spallanzani, Marta Baranca, ha elogiato le équipe che hanno assistito l'infermiere dal momento del ricovero fino alla guarigione.

«Sono molto felice della guarigione di questo secondo paziente italiano affetto da Ebola». Lo dice il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin in un messaggio per la conferenza stampa allo Spallanzani. «È un'altra dimostrazione di eccellenza nella cura di questa malattia». Stefano Marongiu ha ricevuto anche gli auguri di Gino Strada con un post su Facebook.

Oggi, finalmente, la notizia che aspettavamo: Stefano, il nostro collega sardo che aveva manifestato sintomi della...

Posted by Gino Strada on Mercoledì 10 giugno 2015

L'operatore sassarese era arrivato a Roma da Freetown lo scorso 7 maggio passando per Casablanca, in Marocco. Ai primi segni di febbre, si era "autoisolato" fino alla conferma della positività al virus, una procedura che secondo gli esperti rende il rischio di contagi "trascurabile". Quindi, il trasferimento, con un viaggio prima da Sassari all'aeroporto di Alghero in ambulanza, poi con un C-130 dell'Aeronautica militare da Alghero a Pratica di Mare e quindi in ambulanza dallo scalo allo Spallanzani, sempre isolato in una barella ad alto biocontenimento.

In un primo momento, una certa apprensione si era registrata a Sassari, dove 19 persone erano state poste in autoisolamento precauzionale per aver avuto contatti con l'infermiere. Nessuna di loro era però poi risultata positiva. E qualche momento di tensione si era anche registrato lo scorso 22 maggio, quando era stata bonificata la casa dell'infermiere a Sassari, con la rabbia degli inquilini per una decisione ritenuta tardiva.

La conclusione della vicenda è stata però positiva, spegnendo le polemiche e confermando la validità dei protocolli di cura utilizzati per l'operatore, nonostante un primo peggioramento delle sue condizioni, poi rientrato. Ma se per il "paziente due" italiano il pericolo è ormai scongiurato, non del tutto rassicurante appare ancora oggi la situazione nei paesi africani più colpiti come la Guinea.

Dopo un periodo in cui i casi sono notevolmente diminuiti, infatti, si è registrata proprio in Guinea - dove l'eidemia ha avuto inizio - una nuova "impennata" di infezioni a maggio, con ventisette nuovi casi in una settimana. Ciò, avvertono gli esperti, indica che il pericolo di nuovi focolai è ancora presente e che non bisogna dunque abbassare la guardia.

Una posizione ribadita da Medici senza frontiere: il sistema sanitario globale rimane impreparato a far fronte a epidemie di massa, ha avvertito l'associazione, chiedendo ai leader dei paesi del G7 riuniti nel vertice dello scorso fine settimana a Elmau, in Germania, di impegnarsi a sviluppare un sistema di risposta alle emergenze efficace contro epidemie e crisi sanitarie internazionali.

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