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Cresce l’allarme randagi: «Urgente aprire un canile»

di Barbara Ma
Cresce l’allarme randagi: «Urgente aprire un canile»

Numerosi attacchi a capi di bestiame e i cittadini protestano chiedendo controlli Le zone più colpite sono S’Arrenadu, Chilivani e l’area tra Sa Pastia e Monserrato

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OZIERI. Continuano a giungere segnalazioni sui danni provocati a Ozieri dalla presenza di cani randagi. Le zone più colpite sono l’area agricola di s’Arrenadu, il quartiere di Chilivani, dove l’ultima segnalazione risaliva all’estate scorsa, e l’area tra Sa Pastia e il colle di Monserrato, residenziali ma vicine alle campagne, dove a essere colpiti dagli “attacchi” degli animali sono stati capi di bestiame.

Il problema in queste ultime due aree era stato segnalato l’ultima volta su queste pagine più di due anni fa (quando in particolare si era raccontato di una pecora trovata dal suo proprietario uccisa e dilaniata), ma nel frattempo, sebbene per un certo periodo paresse che la situazione si fosse normalizzata, adesso l’allarme è tornato ad affacciarsi. A poco è valsa la recente campagna di microchippatura gratuita dei cani dell’agro promossa dall’Asl, che si accompagna a quella dei cani “di città”, perché non tutti gli animali sono stati censiti proprio perché non tutti hanno degli effettivi proprietari ma solo qualcuno che sporadicamente dà loro da mangiare. I controlli ci sono, ma andrebbero intensificati, e già tanti, da tempo, hanno individuato la soluzione nell’apertura del canile consortile di Chilivani: una gestione in loco, da parte di personale locale, del servizio di identificazione e custodia dei randagi, che oltretutto è il giusto preludio all’adozione, e senza dubbio sarebbe molto più efficace e meno costoso di quello attuale, che come si sa prevede la raccolta delle segnalazioni da parte della polizia municipale, che oltretutto ha tante altre mansioni alle quali adempiere, e la cattura da parte di personale di un canile fuori città che poi si occupa della custodia e delle auspicate adozioni.

Catture e adozioni che, come si sa, possono riguardare anche quei cani i cui proprietari non si sono preoccupati di far effettuare la microchippatura sulle bestiole (o che per vari motivi non hanno ancora provveduto a farlo).

I cittadini, in particolare quelli delle zone più colpite dal problema e i tanti pastori che ogni tanto devono fare i conti con danni al bestiame, chiedono quindi che il Comune si faccia carico di maggiori controlli e, se è il caso, che si accolli i danni provocati ad animali e cose. Mentre nei territori circostanti, nei boschi tra Bultei e Nughedu, cresce l’allarme pantera, i residenti di varie zone di Ozieri chiedono quindi che comunque non si trascurino le quotidianità “nostrane”: i cani, ovviamente, non sono consapevoli dei danni che procurano, e anche la prospettiva di vederli chiusi in un canile non fa certo sorridere. Ma dal momento che il rischio che si corre riguarda l’incolumità degli altri animali e soprattutto delle persone, forse occorrerebbe pensare a soluzioni il più possibile definitive per censire i randagi e progettare l’affidamento del servizio (gestione del canile compresa) a personale locale, anche con la collaborazione delle associazioni animaliste e ambientaliste che più volte negli anni si sono fatte avanti proponendosi per tale gestione.

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