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Sassari

Riaprono due sale operatorie all’ospedale di Sassari: moscerini debellati, restano i problemi

di Luigi Soriga
Riaprono due sale operatorie all’ospedale di Sassari: moscerini debellati, restano i problemi

Ortopedia e cardiochirurgia sono nuovamente efficienti ma non è ancora risolta l’agibilità degli altri locali vecchi e inadeguati

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SASSARI. I moscerini in sala operatoria? Non è poi roba così da terzo mondo. Fa gridare allo scandalo chi non ha alcuna dimestichezza con camici e bisturi, chi immagina ambienti perfettamente asettici, dove tutto profuma di alcol, dove anche l’aria è disinfettata e non vola un microbo, figuriamoci un insetto.

Ma nella sanità la purezza assoluta non esiste, soprattutto quando le sale operatorie hanno una ventina d’anni sulle spalle. La verità è che i moscerini sono una presenza che non si può definire familiare, ma non sono nemmeno dei perfetti sconosciuti. Al Santissima Annunziata, un po’ come le rondini per la primavera, ogni anno annunciano l’arrivo dell’estate.

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Non è certo la prima volta che il blocco operatorio è rimasto chiuso. Anche in passato disinfestazioni più discrete e silenziose hanno tenuto in stand-by la mano dei chirurghi.

Il problema sta innanzitutto nella mancanza di sistemi di pressurizzazione all’interno delle sale più vecchie. A parte Neurochirurgia e Cardiochirurgia, realizzate con standard ben più moderni, quando si spalancano le porte delle altre stanze, non si sente quella specie di sbuffo che rivela la differenza di pressione. E questo la dice lunga su quanto possano essere asettici quella manciata di metri quadrati.

Poi ci sono i pozzetti di scarico che comunicano con l’esterno, dentro i quali si annidano e crescono le larve. Se la temperatura sale, si verificano le condizioni di proliferazione e capita di ritardare la disinfestazione, ecco che centinaia di piccoli intrusi svolazzano in libertà. Stesso discorso per gli impianti di aerazione e per i filtri non sempre lindi. Questo in sintesi è accaduto al Santissima Annunziata. E ripetiamo: non è certo una novità e in pochi all’ospedale gridano allo scandalo.

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Ma con il polverone sollevato dal deputato Mauro Pili, la denuncia in Procura, le pulizie devono essere fatte per forza in grande. E non per questo saranno risolutive, perché per debellare alla radice gli insetti bisognerebbe ricostruire da capo il vecchio blocco operatorio. Per quanto riguarda le sale più moderne, come Cardiochirurgia e Ortopedia, la ditta specializzata in sanificazione ha già risolto il problema. Già da oggi i due locali sono di nuovo pronti all’uso.

Discorso diverso riguarda invece le altre sale con le carenze strutturali più grosse. Per quelle occorrerà presumibilmente almeno una settimana. Il commissario straordinario Agostino Sussarellu sulla questione della sicurezza non transige. Le barelle lasciate nei corridoi e altre inefficienze, nei primi due mesi di mandato gli sono costate due multe salate. E ora non avrà di certo voglia di aver a che fare nuovamente con lo Spresal. Quindi la chiusura del blocco è stato un provvedimento necessario, e anche la pulizia sarà scrupolosa. Però tanta premura ha un prezzo: considerando che, quando tutte le sale macinano a pieno regime, sono comunque insufficienti per la mole di interventi richiesti dai vari chirurghi, l’ulteriore penuria di spazi crea parecchi malumori.

La gestione condominiale delle sale operatorie non si addice per esempio a Neurochirurgia: se dovesse transitare un paziente che proviene da un altro reparto, magari per un’operazione al colon retto, la sala dovrebbe essere sanificata da cima a fondo.

E in questo scenario diventa davvero paradossale l’indisponibilità delle sale operatorie costruite quattro anni fa, mai collaudate ed entrate in funzione. E per i vertici dell’Asl non sarà così facile risolvere questo spreco di risorse, perché la certificazione dei due locali non è automatica. Probabilmente non sono nemmeno più a norma, e l’accreditamento dovrebbe riguardare l’intero piano nel quale si trovano. Un intoppo burocratico davvero complicato da sbrogliare.

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