Cittadella sanitaria, corsa contro il tempo
Il progetto da 95 milioni con accorpamento Asl-Aou va definito entro dicembre, ma è possibile una proroga di 6 mesi
SASSARI. In ballo, per ridisegnare il volto della sanità sassarese, ci sono 95 milioni di euro. E’ un finanziamento messo a disposizione dal Cipe, del quale si parla dal lontano 2011. Ma nelle casse della Regione, e quindi nella disponibilità effettiva dell’Azienda Ospedaliera Universitaria, c’è finito solo dal novembre 2014. I soldi quindi ci sono, ciò che occorre adesso è la capacità di spenderli in tempo. La corsa contro il calendario è cominciata, e il traguardo ultimo per non perdere le risorse è fissato il 31 dicembre 2015. Entro quella data l’Aou dovrà pubblicare la delibera che aggiudica il progetto definitivo del nuovo ospedale. In questo modo i 95 milioni saranno in cassaforte. Ma rispettare le scadenze è davvero difficile, il cronoprogramma è molto stringente, quindi sarà probabile una proroga di sei mesi da parte del Ministero, (giugno 2016). Il commissario straordinario dell’Aou Giuseppe Pintor e il responsabile unico del procedimento Roberto Manca sono ottimisti. Dicono di rientrare ancora nella tabella di marcia.
Devono però ripartire quasi da zero. Il loro predecessore, cioè il direttore generale dell’Aou Sandro Cattani, prima di passare il testimone ha lasciato in eredità anche uno studio di fattibilità del nuovo ospedale. Un progetto di ammodernamento molto ambizioso, con due nuovi edifici di sei piani, un parcheggio su due livelli e aree verdi. Per un totale di circa 400 posti letto da realizzare nell’area compresa tra la facoltà di Medicina e l’Orto Botanico di Piandanna.
Ma ancora non si parlava di accorpamento tra Ospedale e cliniche, tra Aou e Asl. O meglio, nell’aria l’intento operare questa fusione c’è sempre stato, ma non c’era una missione affidata nero su bianco. Invece il nuovo commissario straordinario Pintor è stato incaricato ufficialmente di lavorare per favorire questa incorporazione, e nel più breve tempo possibile. Ecco quindi che lo scenario cambia radicalmente e anche la prospettiva del nuovo ospedale non poteva non tener conto di questa istanza. «I 400 posti letto – spiega Pintor – non sono più sufficienti. Devono diventare il doppio. A questo punto è impossibile inglobarli all’interno di due nuove stecche, così come previsto nel vecchio studio di fattibilità. Bisogna spalmarli su più strutture, lavorando anche alla ricucitura degli edifici esistenti, in modo da creare una sorta di percorso continuo che colleghi una sorta di cittadella sanitaria».
Ancora non c’è un progetto pronto, ma l’Aou ha commissionato a un pool di professionisti un preliminare che dovrà essere consegnato entro i primi di luglio. Il costo è di 1 milione 100mila euro e ci stanno lavorando 60 persone: una società di ingegneria di Modena e Firenze, un studio danese che vanta 2600 dipendenti, quindi uno studio di Macomer e uno di Cagliari.
Le direttive di massima che l’Aou ha fornito sono queste: la priorità assoluta è realizzare una struttura per il polo materno infantile, che attualmente versa in condizioni pietose. L’ipotesi è che possa sorgere al posto del Palazzo Rosso accanto al Santissima Annunziata. Si tratta di un edificio ormai inutilizzato, destinato a cadere a pezzi, che potrebbe essere demolito e ricostruito. Invece tutte le funzioni più critiche, quelle cioè che riguardano l’emergenza urgenza, il pronto soccorso e la chirurgia, dovrebbero concentrarsi nel così detto blocco hard, ovvero nella struttura di Piandanna già prevista dallo studio di fattibilità superato. Dopodiché c’è l’esigenza di ristrutturare le attuali stecche bianche, e di reinventare una nuova funzionalità per il palazzo Clemente.
I progettisti dovranno tenere conto anche della necessità di collegare le varie parti, realizzando delle strutture cerniera. Il paziente dovrebbe essere capace di spostarsi da un settore all’altro attraverso dei percorsi interni. E rispunta anche l’idea della cittadella sanitaria, con la chiusura di viale San Pietro, che costituisce lo spartiacque fisico tra ospedalieri e universitari. Naturalmente una rivoluzione nella quale avrà un ruolo decisivo anche il Comune, all’interno di un accordo quadro che delinei scelte urbanistiche e di viabilità.
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