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Sassari

Sennori, Desini azzera gli assessori Pd

di Salvatore Santoni
Sennori, Desini azzera gli assessori Pd

Con l’ingresso di Maria Antonietta Pazzola (Cd) ora la giunta rispetta le quote rosa. I dem devono decidere chi sacrificare

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SENNORI. Revocate le deleghe ai cinque assessori del Pd e via libera all’ingresso di una nuova assessora. Ieri mattina, il sindaco Roberto Desini ha firmato i decreti che ritirano le deleghe a Vincenzo Leoni, Antioco Lampis, Mario Satta, Franco Senes e al vicesindaco Giovanni Cocco. All’interno della giunta rimane al proprio posto il giovane Nicola Sassu (Cd), che sarà affiancato dalla new entry Maria Antonietta Pazzola (Cd). A lei vanno le deleghe alle Politiche giovanili e Pari opportunità.

La decisione del primo cittadino era nell’aria da giorni. Dopo due settimane di “conclave”, in casa Pd manca ancora la fumata bianca su chi dovrà lasciare il posto a favore della Pazzola. E così, Roberto Desini, deciso a rispettare il dettato costituzionale della parità di genere, preme sull’acceleratore per “stimolare” i compagni di coalizione. «Non si tratta di una crisi – spiega il sindaco – per il semplice fatto che il Pd era al corrente del percorso da intraprendere giacché io stesso ho comunicato ai democratici che avrei provveduto a nominare la rappresentante femminile entro il 15 giugno».

Pd in conclave. Nelle ultime due settimane, all’interno del Pd hanno avuto di che discutere. Il primo tentativo di risolvere l’intricata vicenda è stato di chiedere la testa dell’assessore Nicola Sassu. La motivazione politica si sintetizza più o meno così: per fare posto alla donna del Centro democratico è necessario che lasci la giunta un uomo dello stesso partito. Proposta che il sindaco ha giudicato irricevibile «per la qualità e la mole di lavoro svolto dall’assessore Sassu». Scartata l’opzione “esterna” al partito, i democratici hanno iniziato a guardarsi intorno.

Rischio crisi. Il crinale nel quale si è messa a maggioranza rischia di franare rovinosamente. Con le caselle del Piano triennale delle opere pubbliche piene zeppe di opere già finanziate, le tensioni politiche di questi giorni assumono ancor più rilevanza. Già due anni fa Roberto Desini fu costretto a dimettersi aprendo ufficialmente la crisi di maggioranza che gli consegnò i numeri (risicati) attuali (9 a 8). «Credo che con questa scelta, vale a dire quella di mettere tutti allo stesso livello, il Pd sarà agevolato nello scegliere chi fra i loro 5 uomini migliori dovrà lasciare il posto in giunta all’ingresso della rappresentanza femminile», continua il primo cittadino. Ed è proprio su questo punto che le tensioni in maggioranza rischiano di diventare letali: chiunque sia chiamato – volontariamente o meno – a lasciare, potrebbe far saltare l’amministrazione in men che non si dica. Il prosieguo della legislatura è nelle mani del Pd, cioè del partito di maggioranza relativa della coalizione di centrosinistra. In queste ore il direttivo dovrà decidere se offrire al primo cittadino un nome condiviso all’interno del partito oppure il risultato di una conta interna dal potenziale devastante. E infatti, c’è già chi mormora che «una scelta effettuata con un voto segreto equivarrà a un’espulsione dal partito». Tradotto: l’assessore escluso potrebbe mandare tutti a casa, sempre che nella minoranza siano d’accordo.

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