La Nuova Sardegna

Sassari

Il 2 luglio in aula anche Atzas e Barranca

di Gianni Bazzoni
Il 2 luglio in aula anche Atzas e Barranca

Compariranno come testimoni citati dalla difesa dei due imputati. Il primo è già condannato a 30 anni, il secondo assolto

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SASSARI. Sembra non finire mai la terribile storia del sequestro dell’allevatore di Bonorva Titti Pinna. Ieri, per l’ennesima volta, c’è stata la ricostruzione del rapimento, con una parte strettamente familiare perché a raccontare i momenti precedenti - e quelli successivi - al sequestro è stata la sorella Maria Pinna, citata come testimone dagli avvocati Salvatore Asole e Gianmarco Mura, difensori degli imputati Giovanni Maria «Mimmiu» Manca e Antonio Faedda. E nella prossima udienza, fissata per il 2 luglio, in aula torneranno anche Salvatore Atzas, già condannato in via definitiva a 30 di reclusione (nel primo processo) e Natalino Barranca che, invece, proprio di recente è stato definitivamente assolto dall’accusa di essere stato uno dei carcerieri di Titti Pinna nel «buco nero» dell’ovile di Sedilo. I due sono inseriti nella lista dei testimoni presentata dai difensori insieme a uno zio dell’allevatore di Bonorva, Angelino Sanna, che si adoperò con consigli alla famiglia per cercare di favorire la liberazione dell’ostaggio.

Ma l’udienza di ieri si è aperta con la deposizione del consulente tecnico che ha curato la trascrizione (con relativa traduzione dal sardo all’italiano) di una serie di intercettazioni ambientali che fanno parte dell’inchiesta-bis e si riferiscono ai due imputati. Un compito non facile che, tra l’altro, richiederà un approfondimento: il presidente del collegio Pietro Fanile, infatti, ha accolto la richiesta di riascoltare i dialoghi in una struttura professionale (una sala dotata di apparecchiature idonee) in maniera che le registrazioni possano essere «ripulite» e definite con una qualità migliore. Un lavoro che dovrebbe richiedere una trentina di giorni. In apertura, il consulente tecnico della difesa Mariano Pitzianti ha prodotto la documentazione relativa alle valutazioni sulle celle telefoniche agganciate dalle utenze e alle tecniche di triangolazione.

Lunghissima la deposizione di Maria Pinna, alla quale ha assistito anche l’ex ostaggio seduto tra i banchi della polizia giudiziaria, alle spalle dei due imputati.

Seguendo le domande degli avvocati Asole e Mura, e con qualche sottolineatura del procuratore della Dda Gilberto Ganassi (che ha ricordato come quelle dichiarazioni fossero già contenute negli atti a disposizione delle corte), Maria Pinna ha ripercorso gli incontri con le persone che - a vario titolo - sono state contattate per cercare di attivare un contatto con i banditi e arrivare alla liberazione di Titti Pinna.

Così sono stati riproposti i nomi di Arturo Boe, al quale si arrivò tramite la sorella Ninetta, ma lui disse: «Queste non sono cose da donne». E poi «Peppeddu» Succu, padre di Onorato, che aveva fatto già l’emissario in altri sequestri (come quello di Luca Locci): «Non ci diede una risposta definitiva». Poi il contatto più clamoroso, a Orgosolo, con Graziano Mesina: «Chiesi se potesse aiutarci, lui però fu molto evasivo».

Infine la vicenda del parco eolico, le offerte insistenti che la famiglia Pinna ricevette per cedere i terreni: in un primo momento ci fu la disponibilità, in seguito i Pinna decisero di non vendere. «Chi era Charly ?», ha chiesto l’avvocato Asole . E Maria: «Un rompiscatole, un geometra, un tale Angelo Solinas. Disse che era autorizzato dalla polizia».

Quindi il rapporto con padre Pinuccio Solinas che si offrì come emissario: «Non disse una parola circa le persone della banda incontrate al passaggio a livello di Mulargia», ha affermato Maria Pinna.

In ultimo il riferimento a Carlo Cocco, il testimone chiave dell’inchiesta-bis: «Lo conosco – ha detto ancora Maria Pinna – ma posso dire che non era a conoscenza degli orari e dei nostri spostamenti. Il giorno del sequestro non avevo detto a nessuno che Titti sarebbe andato in azienda da solo, contrariamente alle altre volte».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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