«Nord Sardegna in affanno ma può uscire dalla crisi»

Il prefetto Salvattore Mulas racconta il dopo alluvione, il caso Ebola, i silenzi di E.On, le emergenze. «Questo territorio ha le energie e gli uomini per risollevarsi soltanto se resta unito»

SASSARI. La catastrofe dell’alluvione del 2013, il primo caso di Ebola diagnosticato in Europa, i silenzi sprezzanti e offensivi di E.On. E poi, le mille storie e i mille volti della crisi che soffoca il nord Sardegna e che sembra non avere fine. Quattro anni densi di emozioni e di esperienze, vissuti in un ufficio che certi giorni sembrava essere diventato la valvola di sfogo di un territorio deluso e vicino alla resa. Lui però è convinto che questa provincia possa farcela «ma restando uniti – avverte – perché solo così si può vincere». Chi lo conosce bene sa che non è una frase di circostanza. Il prefetto Salvatore Mulas, che lascia Sassari per andare a Verona, non è proprio il tipo.

Un territorio piegato. «Quando sono arrivato a Sassari, ricordando la provincia leader che avevo conosciuto, ho trovato un territorio piegato dalla crisi che lo aveva investito in pieno – ricorda –. Quella crisi fa ancora sentire i suoi effetti, tuttavia sono certo che il Sassarese e la Gallura abbiano le basi economiche, sociali e culturali per uscirne. Basti pensare all’Università, e a tanti bravi sindaci con i quali abbiamo già realizzato buone cose. E non solo con loro: i quattro accessi nei cantieri della Sassari-Olbia, coordinati dalla prefettura, sono stati un esempio di sinergia degli enti e delle forze dell’ordine incaricati dei controlli. In questi anni sono stati costituiti comitati, aperti tavoli per parlare dei problemi. Bisogna continuare su questa strada, restando uniti e facendo sistema, senza stancarsi. Il nord Sardegna ha gli strumenti, gli uomini e le energie per farcela. Ed è questo il mio augurio, da prefetto e da sardo».

Il “caso Ebola”. Ogni capitolo dei quattro anni trascorsi a Sassari corrisponde a un momento difficile, a una emergenza. Il prefetto Mulas le ripercorre, analizzandole con il suo stile poco convenzionale. Come quando, parlando delle polemiche su come è stato gestito il soccorso e il trasferimento dell’infermiere malato di Ebola, sbotta «la prima volta che capita una cosa così in Europa, e capita a Sassari... chi poteva prevederlo? Eppure tutto è stato gestito in maniera ineccepibile, come ha riconosciuto anche il ministero della Sanità. Non c’era la barella adatta? Pazienza, l’assessore Arru le aveva ordinate e non erano ancora arrivate... Ma per il resto, ringraziando il fatto che il paziente ha collaborato moltissimo, ma grazie anche a un buon lavoro di gruppo di tutti i soggetti coinvolti, tutto è andato per il meglio. Il “caso Sassari” viene studiato per il protocollo da applicare a questo tipo di emergenze in Italia. Perché non possiamo essere orgogliosi delle cose positive che facciamo? Questo proprio non lo capisco».

Catastrofe e soccorsi. Lo stesso rammarico accompagna le polemiche sulla gestione della immane emergenza dell’alluvione di Olbia. «Nel giro di un giorno e mezzo abbiamo messo in movimento una macchina dei soccorsi che è stata lodata dal capo della Protezione civile Franco Gabrielli – dice il prefetto –. Sono state messe in campo tante di quelle professionalità e tutti hanno collaborato, c’è stato un coordinamento impressionante e potente in un momento tragico per la Sardegna e per l’Italia. Ovviamente non parlo di ciò che non era stato fatto prima, ma dopo l’alluvione la macchina dei soccorsi è stata efficace ed efficiente. Ci hanno lavorato migliaia di persone con abnegazione e passione che non dimenticherò mai».

«Il dovere dell’accoglienza». La stessa macchina, spiega Savatore Mulas, che è stata attivata per gestire l’accoglienza dei migranti: l’ultima emergenza coordinata dalla prefettura di Sassari. Il soccorso a uomini che arrivano da realtà di sofferenza è «un fenomeno difficile da governare – spiega il prefetto –, qualche sindaco è preoccupato. C’è chi ha paura di sottrarre risorse ai suoi concittadini. Tuttavia, dopo avere verificato tutte le situazioni, l’accoglienza è un dovere e l’Italia è un paese che accoglie. Anche in questo campo, bisogna essere capaci di fare sistema, ma qualcosa in questo senso si sta muovendo. Si è riunita l’Anci, gli amministratori hanno capito che devono agire. Ma non mi stupisce. Ripeto, in questo come in altri ambiti questo territorio mi ha sempre dimostrato grande capacità. Infatti con i sindaci abbiamo fatto grandi cose».

I silenzi di E.On. Salvatore Mulas è invece meno ottimista quando affronta il tema della crisi industriale, soprattutto a Porto Torres. I silenzi e l’atteggiamento di E.On sono uno dei ricordi negativi della sua permanenza a Sassari. «Un dispiacere – ammette –. Possibile che non si riesca a strappare una garanzia a E.On sulle cose che si era impegnata a fare e che non ha fatto. Credo che a Porto Torres le grandi battaglie sindacali debbano andare avanti, che la politica locale debba prendere in mano la situazione. Perché questo territorio non può vivere solo di turismo, che comunque è importantissimo. A Porto Torres esistono le infrastrutture e bisogna poterle usare in un territorio bonificato, perché lì hanno gettato di tutto. Ho dovuto spostare i vigili del fuoco dalla Darsena perché era piena di veleni». «Le bonifiche – avverte il prefetto – sono una questione centrale, ma spero che, stimolati dal ministero dell’Ambiente e dalla regione, finalmente partano».

Progetto da integrare. Salvatore Mulas non è del tutto convinto che il futuro sia nella chimica verde. «All’inizio sembrava così e me lo auguro, ma da qualche tempo c’è stato un rallentamento – è la sua sensazione –. Si tratta di un progetto che va integrato. E poi, bisogna vedere cosa farà l’Europa».

Salvatore Mulas lascia l’isola, ma non appena potrà tornerà e non da turista, ma da sardo che rientra nella sua terra. «Il mio saluto è un augurio di buona fortuna, questo territorio se la merita tutta».

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