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Sassari, lauree in piazza: verso il cielo volano cinquecento tocchi

di Vincenzo Garofalo
Sassari, lauree in piazza: verso il cielo volano cinquecento tocchi

Nel salotto cittadino si sono ritrovati gli studenti con il rettore e i docenti per festeggiare il grande traguardo

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SASSARI. Alle 19 e 30 in punto il cielo sopra piazza d’Italia si oscura per una frazione di secondo, invaso da cinquecento berretti neri e scosso da un urlo assordante che sa di gioia e liberazione. Sono i tocchi lanciati per aria dai nuovi dottori dell’Università di Sassari al termine della cerimonia, tutta musica e sorrisi, che l’Ateneo ha organizzato nel salotto buono della città per consegnare ai suoi studenti i diplomi di laurea guadagnati con il sudore delle meningi.

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Una grande festa in stile stelle e strisce voluta dal magnifico rettore Massimo Carpinelli e accolta un po’ con stupore e un po’ con divertimento dalle centinaia di dottori in erba. Uno sforzo deciso sì per premiare gli studenti, ma soprattutto, come nelle migliori azioni di marketing, per rilanciare l’immagine pubblica di un’Università che soffre la sua condizione di piccolo Ateneo e vorrebbe con ogni mezzo aprirsi il più possibile all’esterno e arrestare così l’emorragia d’iscrizioni che negli ultimi anni accomuna molte strutture universitarie in tutta Italia.

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La giornata delle “Lauree in piazza”, una vera novità per Sassari, è stata organizzata nei minimi particolari. L’Ateneo ha pensato davvero a tutto: sconti negli hotel e nei b&b per accogliere gli studenti e lo loro famiglie in uno dei giorni più importanti della loro vita. Parcheggi gratuiti nei sotterranei di piazza Fiume e dell’emiciclo Garibaldi. Riduzioni per lo shopping in molti negozi convenzionati, nel centro della città. E non solo. Un concerto reggae con il gruppo “Train to roots”, che si esibiscono dopo la cerimonia. E, proprio per non farsi mancare nulla in una giornata storica per Sassari, sempre in piazza d’Italia è stato montato un maxi schermo per trasmettere, in diretta, le immagini della partita-scudetto basket fra la Dinamo Sassari e la Grissin bon Reggio Emilia. Dalle ore 17 i laureati iniziano a presentarsi in piazza d’Italia, dove gli organizzatori consegnano loro il tocco e li fanno accomodare sulle poltroncine distribuite davanti alla scalinata che conduce al Palazzo della Provincia. 1200 seggiole di plastica che si riempiono in una manciata di minuti: 500 sono per i neo dottori, le altre per amici e famigliari accorsi per la festa. La cerimonia si apre con il discorso del rettore, che per l’occasione ha abbandonato il look casual che lo contraddistingue per indossare l’ermellino d’ordinanza. Prima recita i saluti e i ringraziamenti da cerimoniale, poi si rivolge al cuore di quelli che, ancora per pochi minuti, sono i suoi studenti: «Sono stato anche io uno studente e troppe volte ho sentito la domanda, a cosa ti servirà questo pezzo di carta? Vi dico io qual è il valore dell’istruzione: è semplicemente inestimabile, assoluto. L’istruzione è libertà, è emancipazione. La cultura e l’istruzione ci permettono di orientarci in un mondo complesso e in costante evoluzione, ci permettono di farlo in autonomia, senza delegare ad altri le nostre scelte, la nostra libertà». La piazza applaude, ma fra i tanti studenti c’è spazio anche a riflessioni fuori dal coro: «Non siamo entusiasti per questa manifestazione, non ci piacciono le americanate», spiegano Claudia Derosas e Sabrina Ledda, che parlano a nome del Forum delle Associazioni studentesche. «Avremmo preferito restare fedeli alle nostre tradizioni e festeggiare le lauree con la corona di alloro». Ma non c’è molto spazio per le recriminazioni. I dottori sfilano ordinatamente per ricevere i diplomi di laurea, e poi, all’unisono, scoppia l’urlo di gioia che spinge in cielo cinquecento tocchi festanti.

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