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Sassari

TERRAZZAMENTO

Il “capping” e l’elicriso per cancellare l’inquinamento

SASSARI. Il terrazzamento in cemento ha ricoperto un enorme cumulo di inerti di miniera, cioè quei materiali residui dell'attività mineraria non abbastanza ricchi di metalli pesanti da essere...

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SASSARI. Il terrazzamento in cemento ha ricoperto un enorme cumulo di inerti di miniera, cioè quei materiali residui dell'attività mineraria non abbastanza ricchi di metalli pesanti da essere riutilizzati industrialmente. Questi venivano riversati in queste aree, creando delle vere e proprie colline. «Questo – spiega il progettista e direttore dei lavori Gavino Brau – ha caratterizzato l'Argentiera per diversi anni e ha creato un grosso problema ambientale per l'inquinamento, dovuto anche all'esistenza di metalli pesanti presenti naturalmente nelle rocce del territorio, e per il rischio di crollo».

Con l'intervento si è voluto da subito risolvere il problema ambientale. I detriti sono stati “confinati” sotto una struttura in cemento armato che consente la fruizione dell'ambiente senza pericoli. I metalli pesanti restano così intrappolati e non si disperdono nell'ambiente, nell'acqua e nell'aria, sotto forma di polveri. «Abbiamo scelto una struttura in cemento armato – prosegue Brau – rispetto ad altre forme di “capping”, perché era necessario fornire una discesa a mare percorribile per i fruitori del parcheggio. La strada, infatti, non era più percorribile da anni, perché interdetta dal Demanio». La struttura prevede delle aiuole che avranno uno strato di ghiaia di colore scuro che ricorderà quello del territorio. Qui verranno messe a dimora specie vegetali autoctone, tra le quali elicriso e lentischio.

«Alcuni dei materiali non sono stati posati all'interno della struttura – spiega ancora l'ingegnere – perché saranno portati a pozzo Podestà, dove è presente un'altra discarica di sterili di miniera e in cui sono presenti gli stessi contaminanti: piombo, zinco, cadmio. Qui sarà operata una bonifica con la tecnica del fito-risanamento. Si tratta di una tecnica innovativa che, da due anni, stiamo portando avanti attraverso uno studio pilota con l'università di Sassari».

Miscelando il terreno con del compost e i fanghi di potabilizzazione si è visto che questi elementi hanno la capacità di mantenere i contaminanti al loro interno e renderli meno disponibili all'esterno. «Allora – riprende – piantumando in questi terreni l'elicriso, si creerà un giardino con un percorso didattico, che dimostrerà come da un elemento di rifiuto si sia creato un'area che avrà la capacità di bonificare il terreno. Le piante assorbiranno i metalli pesanti presenti nel terreno, li porteranno nelle loro foglie, quindi le piante potranno essere potate e conferite in discarica».

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