Porto Torres, i carabinieri del Noe sequestrano la discarica di Minciaredda

La discarica di Minciaredda

I reati ipotizzati sono quelli di disastro ambientale e gestione di discarica abusiva

SASSARI. I carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico di Sassari hanno sequestrato la discarica di  Minciaredda, la cosiddetta Collina dei Veleni  all'interno del petrolchimico di Porto Torres. I militari, al comando del maggiore Umberto Rivetti, hanno eseguito il provvedimento di sequestro penale firmato dal giudice per le indagini preliminari del tribunale di Sassari Antonello Spanu, provvedimento sollecitato dal procuratore della repubblica Paolo Piras e dal pubblico ministero Emanuela Greco.

Il provvedimento di sequestro penale riguarda i 35 ettari della discarica, di proprietà della Sindyal, e due ettari adiacenti sui quale sorge parte del carbondotto che collega il porto alla termocentrale   ora di proprietà della Nuova Fiumesanto spa.

L’intervento dei Noe è la prosecuzione dell’inchiesta che alcune settimane fa aveva portato al sequestro della discarica della palte fosfatiche e  si è reso necessario anche perché le indagini dei carabinieri avrebbero accertato la contaminazione delle aree adiacenti Minciaredda,  segno che la barriera idraulica che doveva servire a catturare l’acqua di falda, non riesce ad arginare l’espandersi dell’inquinamento.

Proprio per domani è prevista a Roma una conferenza di servizi sul progetto di  bonifica di Minciaredda, il cosiddetto “Progetto Nuraghe”, progetto già contestato dall’amministrazione comunale di Porto Torres e dalla Provincia di Sassari.

Il blitz di questa mattina dei carabinieri potrebbe  convincere sia i vertici dell’Eni sia il ministero per l’Ambiente ad accelerare i tempi per quanto riguarda le bonifiche. E’ vero che il sito industriale di Porto Torres ricade all’interno di un Sin (Sito di interesse nazionale), ma è altrettanto vero che le complessità delle procedure burocratiche non possono essere un freno per un intervento atteso ormai da decenni.

Nel frattempo prosegue l’opera della magistratura che in poche settimane ha ordinato due importanti sequestri mentre per tre dirigenti di Sindyal dovrebbe scattare una nuova  denuncia a piede libero, sempre per i reati di disastro ambientale ed esercizio di discarica abusiva.

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