Gli operai bloccano la portineria mare
Sono senza lavoro e al loro posto sono stati assunti trasfertisti da Trieste. Ieri il presidio di protesta davanti ai cancelli Eni
PORTO TORRES. Cambiano i mesi e le stagioni all’interno dell’area industriale della Marinella, ma quello che purtroppo rimane sempre uguale è il mancato rispetto degli accordi tra istituzioni e parti sociali per dare priorità ai lavoratori del territorio nel cosiddetto progetto Chimica Verde. Per questo motivo ieri mattina alcuni operai del consorzio Mss che lavoravano nel settore costruzioni - e che hanno terminato da diversi mesi il loro contratto di lavoro senza alcuna prospettiva di rientro - ieri sono rimasti fuori dai cancelli della portineria mare trovando la solidarietà di tutti gli altri lavoratori dell’indotto. «Per questi operai si erano liberati nel frattempo quattro posti di lavoro all’interno di una altra azienda elettrostrumentale (Teleelettra) – ricorda il responsabile Fsm-Cisl del nord Sardegna, Gigi Bitti -, ma la la pressione esercitata da Eni ha voluto che le persone fossero assunte da oltre Tirreno a scapito di quelli locali o dei paesi vicini: noi abbiamo operai in mobilità da febbraio scorso, a disposizione delle aziende che operano nell’ex petrolchimico, e secondo gli accordi zonali dovevano essere assorbiti ogni qualvolta si fossero verificate opportunità di lavoro». Un lavoratore proveniente dal territorio comporta sgravi fiscali e annulla completamento i costi di trasferta rispetto ad altri operai che arrivano da Trieste, e non si capisce perché queste scelte a ripetizione penalizzino sempre e comunque la manodopera sarda. «Mamma Eni fa la matrigna cattiva – aggiunge Bitti -, non tenendo assolutamente conto degli accordi presi in sede regionale con i sindacati confederali: a fine mese altri 25 lavoratori, della ditta Edicom, andranno a casa, perché è finita la rotazione della cassa integrazione e non hanno più a disposizione alcun ammortizzatore sociale». La situazione occupazionale dell’indotto si sta evolvendo al negativo, e anche le regole di comportamento adottate da Eni – a quanto dicono gli operai – sono al limite della decenza. «Il nostro cellulare non può squillare quando siamo dentro lo stabilimento – dicono -, quindi non possiamo parlare di lavoro con responsabili d’azienda e capi cantiere, mentre l’acqua per lavarci dopo la giornata lavorativa ci viene portata con i bidoni e non sappiamo da dove proviene». In tarda mattina anche il sindaco Sean Wheeler si è recato all’ingresso della portineria mare per parlare con gli operai che presidiavano i cancelli. Sulla odissea dei lavoratori c’è anche una nota del segretario Femca-Cisl di Sassari Luca Velluto: «Sono costretti a bloccare i cancelli del sito per non permettere l'ingresso di lavoratori trasfertisti chiamati per operare in questo sito, a discapito dei disoccupati locali, e non esiste più la giustificazione che quelli che arrivano sono specializzati». Per Velluto i tavoli regionali che avrebbero dovuto gestire questi temi sono caduti nel dimenticatoio: «Ora o ci si impegna a far rispettare il protocollo d'intesa sulla Chimica Verde oppure saremo destinati a vedere queste scene tutti i giorni, in una guerra tra poveri perché solo ed esclusivamente di questo si tratta».
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