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Indotto, faccia a faccia fra Eni e sindacati

Indotto, faccia a faccia fra Eni e sindacati

Frulio (Cgil): «Politica piegata al volere della multinazionale». Bloccata anche la portineria centrale

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PORTO TORRES. La protesta degli operai dell’indotto dell’area industriale si è trasferita ieri mattina ai cancelli della portineria centrale, trovando la solidarietà anche dei colleghi che lavorano alle dipendenze delle aziende Eni. Una protesta a oltranza che blocca l’ingresso delle due portinerie dell’ex petrolchimico - aperto solo alle squadre di sicurezza - in attesa di novità positive riguardo ai lavoratori locali in mobilità e per ora fuori dal ciclo produttivo.

Per cercare di fare chiarezza si è svolta anche una riunione dei segretari Filca-Cisl e Fillea Cgil, Pietro Doro e Tore Frulio, con i rappresentanti di Versalis, Matrìca e Syndial: come preambolo il fatto di aver disatteso tutti gli impegni a suo tempo sottoscritti, compreso il famoso Addendum al protocollo d’intesa sulla chimica verde che prevedeva di affrontare dal tavolo regionale temi principali quali azioni tese alla tutela dei lavoratori dell’indotto e del sistema delle imprese locali anche mediante la loro utilizzazione negli interventi di bonifica e nella esecuzione degli interventi di realizzazione degli impianti oggetto del protocollo d’intesa.

«Abbiamo evidenziato i problemi relativi ai lavoratori della ditta Edicom – ha detto Doro –, per i quali sono previsti degli esuberi a fine mese, gli investimenti di Matrìca bloccati e le gare d’appalto vinte da imprese del sud Sardegna o di oltre Tirreno che portano al seguito il loro personale».

Il segretario Filca-Cisl ha verificato la «disperazione dei lavoratori che si sentono abbandonati dalle istituzioni locali e regionali: come sindacato facciamo quello che possiamo, ma si sente l’assenza della politica per supportare le nostre proposte e azioni a favore dei lavoratori».

Frulio conferma la contrarietà alla politica dei due tempi applicata da Eni, che prevedeva la dismissione degli impianti della chimica di base, con la fuoriuscita delle maestranze prima e successivamente la realizzazione di sette impianti per la produzione di buste biodegradabili e una centrale elettrica a biomasse, che avrebbe dovuto garantire tutta la manodopera sino ad allora impiegata.

«Assistiamo ancora una volta al disimpegno della politica – dice il segretario Fillea-Cigl –, grazie al pressapochismo di chi oggi siede nei banchi di una giunta regionale totalmente piegata al volere della multinazionale, e questo nonostante diversi componenti di quella maggioranza provengano da un territorio che, anche grazie alla pochezza del loro operato, oggi vive un’agonia che se non curata con le medicine adeguate si trasforma in morte». (g.m.)

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